Renzi: «Cambio di passo all’Ilva» La gestione Bondi al capolinea

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«Serve un cambio di passo per Ilva, arriverà nel giro di qualche giorno», ha dichiarato ieri il premier Matteo Renzi durante la direzione del Pd. Una dichiarazione forte, che andava maturando da giorni vista l’insoddisfacente piega presa dalla vicenda tarantina. Ma quel che sembrava il preannuncio di una delle tante azioni di governo messe in cantiere, in realtà era una risposta a quanto poche ore prima aveva dichiarato Giorgio Squinzi. «In Italia chi fa impresa – aveva lamentato il presidente della Confindustria davanti a una folta platea di industriali – è spesso trattato come un nemico della legge o un soggetto che tenta di aggirarla. Non esiste luogo al mondo in cui asset industriali strategici possano essere di fatto gestiti dalla magistratura in opposizione con il potere legislativo». Il riferimento al caso Ilva era palese, in considerazione del fatto che da anni la Procura di Taranto interferisce con atti del governo impedendo di fatto una coerente gestione del grande impianto acciaiero. Una sorta di assist, quello di Squinzi, che Renzi non ha esitato a cogliere, anticipando un probabile decreto del governo che dovrebbe azzerare la gestione commissariale attuale rimettendo la produzione entro binari più consoni al mercato.
Che si andasse preparando un addio non molto compiaciuto alla gestione di Enrico Bondi (ieri ricevuto a Palazzo Chigi dal sottosegretario Graziano Delrio) era già chiaro da giorni. Il Messaggeroaveva infatti anticipato mercoledì 21 che il ministro dello Sviluppo si era ormai convinta dell’ineluttabilità di una decisione sollecitata da banche e azionisti. La gestione del manager aretino ha ormai scontentato tutti e Ilva ha bisogno di 4,1 miliardi di investimenti, come delineati dal piano del commissario consegnato alla fine della scorsa settimana ai Riva. I soci devono versare almeno 1,8 miliardi, le banche (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Popolare) altri 1,5 miliardi. Gli istituti, per riaprire il rubinetto, pongono condizioni. La prima: una svolta al vertice, che è quella cui ha fatto riferimento ieri Renzi. Claudio e Cesare Riva, in una lettera a Bondi, hanno preso tempo facendo sapere di essere disponibili a mettere parte dei soldi a patto che Bondi, il cui mandato scadrà venerdì 6 giugno, venga rimosso. 
Ieri si è insediato allo Sviluppo il tavolo della siderurgia al quale Guidi è intervenuta brevemente, lasciando il pallino al sottosegretario Claudio De Vincenti, presenti Antonio e Emma Marcegaglia, rappresentanti degli gruppo indiano ArcelorMittal e il presidente di Federacciaio Antonio Gozzi. Marcegaglia ha manifestato l’interesse a far parte di una cordata. Il ministro avrebbe incontrato, sempre ieri pomeriggio, Federico Ghizzoni, ad di Unicredit: il colloquio tenutosi anche a seguito della recente attribuzione al banchiere dell’onoreficenza di cavaliere del lavoro, avrebbe toccato il riassetto dell’Ilva. E Ghizzoni, al pari delle altre due banche coinvolte, spinge per decisioni rapide e definitive.

Il Messaggero