Renzi: «Asse Italia-Usa per la crescita Barack il mio ispiratore sul Jobs Act»

RENZI

«Il presidente Obama trova un’Italia che vuole cambiare e che intende continuare ad essere solida nell’amicizia con gli Stati Uniti». A Matteo Renzi la profezia-olandese di Barack Obama non è dispiaciuta. «Quando ho cominciato anche io avevo i capelli scuri», è stata la battuta pronunciata dal presidente americano a margine del summit dell’Aja. «E’ di buon augurio», sostiene il presidente del Consiglio riferendosi al sesto anno consecutivo di Obama alla Casa Bianca. Più modestamente Renzi è a palazzo Chigi per la sesta settimana, e già si sentono i sospiri per le resistenze che in Parlamento trovano le riforme del suo governo. «Sono sicuro che resterà incantato dalla grande bellezza di Roma, dal Colosseo che non ha mai visitato. La città Eterna lo accoglierà a braccia aperte». Renzi accoglierà Obama in abito blu, camicia bianca e cravatta rossa. Niente maglia della Fiorentina al termine del colloquio, ma una bottiglia di vino bianco. Un incontro bilaterale molto business oriented per un presidente del Consiglio che nei suoi incontri internazionali tende a riproporre la forza economica del nostro Paese con le sue eccellenze e i suoi distretti.
COME CAMBIARE

Sui problemi avuti in questi giorni al Senato sull’abolizione delle province Renzi glissa. «E’ normale, me l’aspettavo quando tocchi degli interessi di questo tipo quelli che devono saltare, saltano», ripete dall’altro capo del telefono con un tono tranquillo di chi è pronto a sfidare chissà quante altre volte «la palude». Nemmeno sei settimane dal giuramento e oggi l’incontro a Roma con il presidente americano a villa Madama. Coincidenza o fortuna, «quella che – sostengono da sempre a Firenze – a Matteo non è mai mancata». Ad Obama interessa poco o nulla del taglio delle province italiane, ma rappresenta pur sempre un successo per il presidente del Consiglio che, in maniera molto obamiama, ha promesso una riforma al mese. «Le faremo, stiamo rispettando i tempi». «Obama troverà un Paese che vuole cambiare e che sa di dover ai propri figli un cambiamento di prospettiva e di mentalità sulle riforme e sulla costruzione di un Paese più moderno e giusto». «La priorità di Obama sul lavoro è anche la nostra», ammette Renzi che non ha difficoltà ad ammettere che «il jobs act deriva proprio dall’aver individuato la medesima urgenza». Un’urgenza che Renzi intende esportare a luglio, mese d’inizio della presidenza italiana, in Europa e che, grazie proprio all’intesa con il presidente americano, potrebbe spianare la strada al trattato di libero scambio che rafforzerebbe i rapporti commerciali tra le due sponde dell’Atlantico.
IL PROGRAMMA

Nelle parole dell’«Obama italiano», come il Time definì Renzi, c’è molto del sogno americano tracciato dall’attuale presidente Usa: classe media più forte, investimenti nell’educazione, salari minimi e, ovviamente, taglio delle tasse. Sono giorni che da Washington fanno sapere che Obama «è molto incuriosito e «non vede l’ora di conoscere il programma di riforme di Renzi sul lavoro». L’ora è arrivata e Renzi porterà a villa Madama la scaletta delle sue riforme «per combattere la disoccupazione arrivata in Italia a livelli insopportabili». «Dobbiamo ridare una speranza ai nostri giovani» spiega il premier reduce dalla terza visita in una scuola. «Sono sicuro che ci sarà grande chimica con il presidente Obama», ebbe a dire il segretario di Stato John Kerry dopo aver cenato a villa Taverna con il neo presidente del Consiglio, al termine della conferenza sulla Libia. L’incontro a palazzo Madama non servirà però solo per soddisfare le reciproche curiosità o per scambiarsi le slide.
TAGLI FUTURI

L’amministrazione americana è preoccupata dei tagli che i paesi europei, più esposti alla crisi, stanno facendo sul bilancio della difesa. E’ molto probabile, quindi, che sul tappeto, oltre alla spinosa questione dei due Marò, torni il nodo dei cacciabombardieri Usa F35. «Dall’Afghanistan, alla Siria passando per la Libia, stiamo rispettando tutti gli impegni», sostiene Renzi che, invece, rimanda ogni decisione «all’indagine conoscitiva avviata dalla commissione parlamentare» che dovrebbe arrivare la prossima settimana sul suo tavolo. Nel frattempo provvede il ministro degli Esteri Federica Mogherini a spiegare che «sulle spese militari «partiamo dalle esigenze e dalle minacce, capiamo cosa ci serve e facciamo una revisione che non riguarda solo gli F35».

Il Messaggero