Renzi, appello agli elettori: non sprechiamo questa occasione

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENARO

ROMA Lo spread sopra i 200 punti è una brutta notizia a prescindere. Ma a tre giorni dal voto, secondo Matteo Renzi, «significa che i mercati temono un successo di Grillo». Tutto serve all’Italia, sostiene il premier «tranne chi urla, insulta e sale sui tetti. Dobbiamo essere locomotiva in Europa, non zimbello. Perciò occorrono autorevolezza e credibilità». Di sicuro, però, lo spread alle stelle è il segno che l’eco dei sondaggi riservati – che danno un testa a testa tra i Cinquestelle e il Pd – sono arrivati anche Oltreconfine. Giorgio Napolitano predica calma e rivolge un nuovo appello agli elettori: le urla della campagna elettorale non devono spaventare. All’Italia, aggiunge, servono serenità e fiducia.

I PALETTI DEL PREMIER
Tra vedere e non vedere, il premier così fissa alcuni paletti. Con il primo blinda il governo: «Il risultato non avrà alcuna influenza sull’esecutivo, anche se vincesse come sono sicuro il Pd». Con il secondo abbassa le aspettative, per evitare brutte delusioni: «Anche se il mio partito scendesse sotto il 30% non sarebbe una sconfitta. E io non mi dimetterei, perché sul governo decide il Parlamento». Con il terzo paletto lancia un appello agli indecisi, al “popolo dell’astensione”: «Se non votiamo, la Ue non si occuperà di noi e verranno ignorate le nostre giuste rivendicazioni. Bisogna dare forza all’Italia».
E’ chiaro che la gara è tra Renzi e Grillo. Il premier parla di «ring», di «derby tra speranza e rabbia». «Ma per risolvere i problemi», teorizza, «bisogna cambiare le cose che fanno schifo, tirarsi su le maniche e lavorare». E mentre Grillo e Berlusconi, «due consumati protagonisti dello spettacolo, se le stanno dicendo di tutti i colori, li lascio fare. Io devo governare e risolvere i problemi del Paese, loro litigano».
Renzi, a tre giorni dal voto, batte molto sulla “diversità” dal comico genovese. «Sto combattendo come un pazzo, per dire: non credete a chi vi dice che l’Italia non ha chance. Vi stanno ingannando. Basta insulti e offese. Questo atteggiamento di rissa non lo reggo e non lo raccolgo». Ma c’è anche da motivare il partito. E in una lettera agli elettori dem, il segretario lancia un appello alla mobilitazione: «Siamo alla stretta decisiva. I dati delle ultime ore sono straordinariamente incoraggianti. I sondaggi ottimi, le piazze piene di speranza. Abbiamo bisogno del tuo aiuto, però. Ci salviamo tutti insieme: l’Italia sta provando a ripartire, non buttiamo via l’occasione». C’è chi gli chiede se spera di superare il record di Veltroni che nel 2011 raggiunse il 33%. Ecco la risposta: «I record si battono in atletica. Io spero in un buon risultato del Pd, questo farebbe bene all’Italia. Se vince il Pd, vince l’Italia. Sono comunque pronto a scommettere che M5S calerà».

DEBITI PA SALDATI NEI TERMINI
Nell’appello, Renzi dà anche i compiti a casa. Invita gli elettori democrat a compiere «un atto civico»: «Convincere un’altra persona», magari un «deluso dalle promesse non mantenute da Grillo o impaurito dai suoi toni». «Chiedo il tuo voto e di portare con te al seggio un amico, un collega di lavoro, un conoscente, un condomino». E lancia l’hashtag «#unoxuno».
Segue altra bordata a Grillo: «L’Italia merita di più dei vaffa. La gente ha ragione a essere arrabbiata vedendo i politici che mangiano mangiano e magari sono gli stessi da vent’anni. Ma quando io mi arrabbio cerco di cambiare. Casaleggio ministro? Sinceramente un po’ mi inquieta, ha detto che tutto ciò che è rivale è vero… Comunque per fortuna i ministri per il momento li scelgo io e abbiamo bisogno di persone serie».
Il premier racconta poi del taglio delle tasse, dei progetti per attrarre investimenti in Italia. Dice che «Grillo e Berlusconi sono due facce della stessa medaglia. Per loro gli 80 euro in più in busta paga sono una mancia elettorale perché non sanno come vive la gente che guadagna meno di 1.500 euro al mese». Infine una promessa-conferma: «Entro il 21 settembre verranno pagati tutti i debiti della Pubblica amministrazione alla aziende».

IL MESSAGGERO