Renzi accelera: riforme entro fine mese

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENARO

Matteo Renzi accelera. La partita sulla riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione va chiusa in una settimana-dieci giorni, comunque entro la fine di marzo. Per andare a dama il presidente del Consiglio terrà conto delle indicazioni e delle richieste presentate dai presidenti di Regione e dai sindaci. Prima di partire per Bruxelles dov’è in svolgimento il Consiglio Europeo, il premier ha incontrato i rappresentanti dei territori illustrando la rotta tracciata dal governo e chiedendo alla delegazione dei Comuni guidata dal presidente dell’Anci Piero Fassino «un coinvolgimento in prima persona nel processo di trasformazione delle istituzioni». Ai sindaci Palazzo Chigi assicura che «il contributo normativo richiesto sarà valorizzato nella riforma».

La prossima settimana dunque il governo intende chiudere il testo con le proposte degli enti locali. Renzi, insieme al sottosegretario Graziano Delrio, al ministro per le Riforme Maria Elena Boschi e al ministro degli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta hanno chiesto alla Conferenza delle Regini guidata dal presidente Vasco Errani «tempi certi e un contributo da protagonisti nel processo di trasformazione del Senato e sulla riforma del Titolo V». «Si tratta di riforme indispensabile per il Paese», ha detto la Lanzetta. Fassino ha specificato che i Comuni si considerano «alleati e partner» del governo, dal quale «vogliamo essere coinvolti fino in fondo» su una riforma costituzionale che «condividiamo». Sulla stessa linea Vasco Errani. A Palazzo Chigi sono stati affrontati anche altri temi, dalla spending review, al lavoro ai tagli alla sanità. Errani ha aspicato che le risorse derivanti dalla razionalizzazione della spesa «vengano reinvestite» nella sanità.

Sul fronte riforme intanto l’Italicum non si sblocca: la legge elettorale dopo il via libera della Camera deve ancora essere assegnata in commissione Affari costituzionali al Senato, dove c’è già l’abolizione delle Province – che va approvata prima delle elettozioni – e dove arriverà presto il testo di riforma del bicameralismo. Nel frattempo a Palazzo Madama alla fine, ma non senza fatica, passa la parità di genere per le elezioni europee. Il ritocco alla legge elettorale – che non prevede però l’abbassamento della soglia di sbarramento (che resta al 4%) – passa sull’asse Pd-Fi più il voto favorevole di Ncd e Fratelli d’Italia, ma spacca la maggioranza di governo. Dopo quattro giorni di incontri e discussioni l’equilibrio uomo-donna entra nelle disposizioni per l’elezione degli europarlamentari. E, nonostante i mal di pancia e il rinvio al 2019 perché entri a regime, può rappresentare un buon viatico per migliorare l’Italicum. La legge per le europee passa con 155 voti favorevoli, 58 contrari e 17 astenuti. La palla passa ora a Montecitorio.

IL TEMPO