Referendum, Renzi: “Resto finché posso cambiare, non sto a galleggiare. Ok con documento pd su Italicum”

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“Io non sono in grado di restare nella palude. Uno sta al potere finché può cambiare. Se dobbiamo lasciare le cose come stanno, vengano altri che son bravi a galleggiare”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi a ‘Che tempo che fa’ dove, come ricorda Fabio Fazio, legò le sue dimissioni all’esito del referendum. “Quindi si dimetterà?”, gli viene chiesto. “E che facciamo, lo stesso errore?”, scherza Renzi che, poi, afferma: “La politica non è l’unica cosa che conta nella vita”. “Se tu fai un labirinto dell’arzigogolio burocratico, va piano anche Usain Bolt”, ha poi ribadito in serata il segretario dem ad un’iniziativa per il Sì presso lo Spazio Base di Milano.

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ROMA – “Io non sono in grado di restare nella palude. Uno sta al potere finché può cambiare. Se dobbiamo lasciare le cose come stanno, vengano altri che son bravi a galleggiare”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi a ‘Che tempo che fa’ dove, come ricorda Fabio Fazio, legò le sue dimissioni all’esito del referendum. “Quindi si dimetterà?”, gli viene chiesto. “E che facciamo, lo stesso errore?”, scherza Renzi che, poi, afferma: “La politica non è l’unica cosa che conta nella vita”. “Se tu fai un labirinto dell’arzigogolio burocratico, va piano anche Usain Bolt”, ha poi ribadito in serata il segretario dem ad un’iniziativa per il Sì presso lo Spazio Base di Milano.
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Dopo “tutta la fatica fatta – racconta ancora Renzi – finalmente siamo ad un punto meraviglioso. L’italia si semplifica. Finalmente fa questo salto”. Ma “il cavallo – aggiunge – sembra aver paura di fronte all’ostacolo”. “Abbiamo un futuro dove siamo protagonisti, lo vedranno i nostri figli, perché dire no?”.

“Non resto nella palude”. “Forse abbiamo commesso degli errori – ammette Renzi – io per primo. “Però se si deve stare a galleggiare è bene che ci vada qualcun altro. Io non sono in grado di essere quello che rimane nella palude. Se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri a fare i professionisti del galleggiamento”. Renzi ha evitato di esporsi alla domanda sul se lascerà la carica in caso di vittoria del no.

“Il referedum non è congresso pd”. “Questo referendum – ha precisato il premier – non è il congresso del Pd, chi vuole fare il congresso del Pd deve aspettare il 5 dicembre”. Sempre sul tema del voto del 4 dicembre, per il presidente del Consiglio la consultazione referendaria “non è il congresso del Pd”. “Per il congresso – ha aggiunto – chi lo vuole fare deve aspettare il 5 dicembre. E comunque speriamo che oltre a noi, lo facciano anche gli altri, invece di stare dentro un blog”. Secondo il premier la riforma costituzionale “è un treno che ripassa tra 20 anni, se ripassa. Non credo che troverete un solo politico disposto a ridursi lo stipendio e i posti”.

“Sì a modifiche”. Fazio chiede: “Accetta le modifiche alla legge elettorale contenute nel documento approvato dalla commissione pd?”. “Sì – risponde Renzi – ma la legge elettorale non c’entra con la riforma”.

La Repubblica