Quirinale, Renzi cerca un patto blindato

MATTEO RENZI 3

ROMA L’arma letale di Matteo Renzi si chiama Consultellum. La legge elettorale super-proporzionale, che la Corte Costituzionale ha lasciato in eredità al Paese dopo la cancellazione del Porcellum, è in grado di azzerare il 90% degli attuali parlamentari nominati dai rispettivi partiti. L’appello ai “tengo famiglia”, agli aspiranti del vitalizio, ha buone possibilità di funzionare. Soprattutto in una legislatura dove in alcuni gruppi i dissidenti sono più dei lealisti. I frondisti di Pd, FI e M5S contestano i rispettivi leader bocciandone strategie e cerchi magici. Ad inizio legislatura il fenomeno si avviò in maniera clamorosa nel Pd al momento delle votazioni per il presidente della Repubblica. In meno di due anni la “metastasi” è avanzata paurosamente e sempre più apertamente, ma gli spazi di manovra rischiano ora di ridursi perché un possibile voto anticipato non cadrebbe su un Parlamento appena eletto e potrebbe avverarsi qualora le Camere arrivassero per sfinimento ad individuare un presidente della Repubblica.
CUORE
Renzi sperava di poter contare sull’attuale Capo dello Stato sino a primavera, ma il timing sembra essersi notevolmente accorciato, al punto da rendere molto difficile il varo della legge elettorale prima della scelta del nuovo inquilino del Quirinale. Al Senato si lavora a tappe forzate in commissione, ma l’accordo non c’è e il governo non ha ancora elaborato un emendamento con le modifiche all’Italicum. In aula il testo dovrebbe arrivare il 19 dicembre, dopo il varo della legge di Stabilità e ciò rende molto difficile che l’iter si possa concludere con un voto prima del Natale.
Lo slittamento a gennaio e il probabile addio di Napolitano, impongono a Renzi un cambio di priorità con la legge elettorale che, slittando, dovrebbe trasformarsi in una sorta di garanzia per la scelta di un Capo dello Stato che non arrivi al Colle con il decreto di scioglimento già in tasca. Pacchetto unico, quindi, da proporre – ovviamente – a Silvio Berlusconi e soprattutto al partito di cui è anche segretario. Alternativa a tale strategia per Renzi non c’è. O meglio, si chiama voto anticipato. Proprio ciò che Napolitano ha cercato in tutti i modi di evitare, ma che il suo successore potrebbe essere costretto a valutare qualora dovesse emergere da un clima arroventato simile a quello del 2013. In sostanza stavolta in aula i possibili franchi tiratori rischiano grosso sin dalla prima votazione e visto che è interesse della sinistra Pd non avere al Colle un presidente pronto al voto anticipato, Renzi è convinto di poter trovare nel suo partito un metodo condiviso e condivisibile da coloro che hanno votato il Jobs act e la legge di Stabilità.
Qualche segnale in tal senso lo si avrà nella direzione del Pd convocata per lunedì prossimo nella quale il presidente del Consiglio farà il punto dell’azione di governo rilanciando con forza la legge elettorale, le riforme costituzionali e un nuovo pacchetto di riforme da barattare in Europa in cambio di nuova flessibilità. Archiviata la legge di stabilità e la riforma del mercato del lavoro, il presidente del Consiglio ha tutto l’interesse a rasserenare il clima nel partito.
La spaccatura interna alla sinistra del Pd aiuta il presidente del Consiglio perché ridimensiona l’ala più radicale di Fassina e Civati e consente ad una parte del partito del Nazareno di aprire una sponda con la pattuglia degli ex grillini, forse i più preoccupati di una possibile interruzione anticipata della legislatura. Nei primi tre scrutini servono i due terzi per eleggere il capo dello Stato, ma dal quarto basteranno cinquecento voti e il Pd conta sulla carta di 430 grandi elettori tra parlamentari e delegati regionali.
AGGUATO
Il presidente del Consiglio è convinto che, giurando e spergiurando sul prosieguo della legislatura, non sarà difficile recuperare quel centinaio di voti mancanti. Tra le righe dell’appello per trovare il profilo più idoneo, che palazzo Chigi intende lanciare per individuare il successore di Napolitano, non sarà difficile leggere una sorta di avviso a coloro che immaginano agguati: stavolta si va a casa, qualcuno per sempre.

IL MESSAGGERO