Putin: negoziati per un’Ucraina dell’Est

VLADIMIR PUTIN

MOSCA Vladimir Putin rilancia. Il presidente russo risponde alle possibili nuove sanzioni occidentali, evidenziando una via politica per la fine della crisi in corso. Tenta in questo modo di snidare l’omologo Petro Poroshenko, che non ha mai voluto spiegare quali modifiche costituzionali intende apportare alla futura Ucraina. Mosca, che «non può rimanere indifferente allo spargimento di sangue» fra fratelli slavi è interessata «all’organizzazione politica della società ed alla forma di Stato» delle regioni sud-orientali. Attende da Kiev proposte che garantiscano «gli interessi» delle minoranze russofone. 
IL PIANO
La formulazione, usata da Vladimir Putin, non è affatto ermetica e riassume una delle questioni fondamentali della presente disfida, che non trova una soluzione militare. In breve, il Cremlino da mesi chiede la “federalizzazione” del Paese vicino. Il ragionamento è semplice: se non si riesce più a controllare la situazione a livello nazionale si può influire sulle scelte ucraine, bloccando il suo corso verso Occidente utilizzando le regioni, elevate quasi a Stato. 
Da sempre Kiev teme questo scenario secessionista ed è al massimo disposta ad offrire ampie “autonomie” decentralizzando il potere. Fin dai tempi del deposto presidente Yanukovich la discussione su questo tipo di riforma costituzionale era in fase avanzata, ma nessuno ha mai messo nulla per iscritto.
Una settimana fa nel corso della sua visita ufficiale nella repubblica ex sovietica, la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva già sollevato la questione, spiegando che la Germania è un Paese composto da Lnder, ma aveva evitato ulteriori commenti. Adesso il capo del Cremlino ha semplicemente detto che non è importante il nome di questi cambiamenti, bensì cosa si mette all’interno dei contenitori chiamati regioni. 
A Minsk, nel lungo faccia a faccia a porte chiuse del 26 agosto, Vladimir Putin e Petro Poroshenko hanno parlato del problema, ma ufficialmente non sono stati registrati progressi. L’Ucraina vive, però, la campagna elettorale per le parlamentari anticipate del 26 ottobre prossimo. Mosca spinge affinché i partiti politici discutano della questione centrale per la fine della guerra all’Est.
TRINCEE A MARIUPOL
Le parole del presidente russo hanno avuto una vasta risonanza, con anche interpretazioni fantasiose, tanto che l’ufficio stampa del Cremlino è dovuto intervenire. Putin, è stato precisato, non ha mai parlato di «uno Stato» da far nascere in Ucraina orientale, ma della «forma dell’entità» che avranno le regioni russofone. L’utilizzo della distorsione dell’informazione come mezzo propagandistico è un tratto comune alla crisi russo-ucraina. E se per Putin «è imprevedibile sapere quando finirà la crisi» l’Europa lancia il suo messaggio che ha quasi il tono di un ultimatum. Il Consiglio europeo ha chiesto infatti alla Commissione europea di proporre nuove sanzioni «entro una settimana». Iniziativa immediatamente apprezzata da Washington, che ha rimarcato la sintonia tra Usa e Ue nel condannare le «azioni illegali» della Russia in Ucraina. «La situazione è peggiorata, preoccupano gli intensi combattimenti e la presenza dell’esercito russo su suolo ucraino», ha detto il presidente uscente della Ue Herman van Rompuy al termine del summit a Bruxelles.
Sul terreno la notizia principale è lo scambio di militari regolari tra Mosca e Kiev. I famosi 10 paracadutisti federali, mostrati ai mass media di tutto il mondo, sono tornati in Patria. Percorso inverso hanno compiuto 63 soldati ucraini, che avevano sconfinato in Russia per evitare lo scontro con i separatisti. Nella città di Mariupol sul mare di Azov la cittadinanza ha preparato trincee per difendersi da un possibile attacco dei “ribelli”. 

IL MESSAGGERO