Province, un sì con ostacoli al Senato Renzi: se passa tagliate 3mila indennità

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Anche sul ddl sulle Province, come successo alla Camera per il voto finale sull’Italicum, i frenatori si sono rimessi all’opera.

Matteo Renzi sente puzza di palude, per usare la metafora del premier contro chi tenta di rallentare le riforme, e avverte i piccoli della maggioranza. “Domani è la prova del nove, la palestra per vedere chi sta dalla parte delle riforme”, ragiona il premier che, con un tweet serale, nel giorno in cui raggiunge il milione di followers, serra le fila ricordando che se passa la riforma delle province “3mila politici smetteranno di ricevere un’indennità”. In commissione e anche nel voto sulle pregiudiziali, la maggioranza fibrilla, va sotto in commissione e passa per un soffio in Aula al Senato. Segnali poco rassicuranti per Palazzo Chigi, impegnato nella trattativa, ben più complessa, sulla riforma del Senato e del Titolo V. “E’ evidente che i piccoli partiti vogliono alzare la posta in vista della legge elettorale per strappare cambiamenti, ad esempio sulle soglie”, ragionano i renziani. Per questo il voto finale al Senato sulla riforma della Province, in attesa della cancellazione in Costituzione con il titolo V, viene considerato un banco di prova per la maggioranza e per il governo nel difficile cammino delle riforme. Renzi non ha intenzione né di rallentare né di stravolgere i testi di base.

 

L’Unione Sarda