Profughi, Merkel-Hollande: «Dovere morale agire, quote obbligatorie»

German Chancellor Angela Merkel and French President Francois Hollande address a news conference after their talks in the Chancellery in Berlin, May 15, 2012. Hollande was greeted by a thunderstorm in Paris and storm clouds gathering over the euro zone as France's first Socialist president in 17 years was sworn in on Tuesday before flying to Berlin to plead his case for less austerity in Europe.       REUTERS/Jacky Naegelen (GERMANY  - Tags: POLITICS)

L’Europa accelera proposte e soluzioni sul dramma dell’immigrazione che continua a scuotere il vecchio Continente e il mondo intero. Per l’accoglienza dei profughi «l’Unione deve agire in modo decisivo e conforme ai suoi valori», hanno affermato giovedì Francois Hollande e Angela Merkel, che hanno inviato «proposte comuni» all’Ue chiedendo un «meccanismo permanente e obbligatorio» di quote. A Bruxelles Jean Claude Juncker è al lavoro per innalzare la proposta dei ricollocamenti intra-Ue da 40 a 160mila – è possibile che il quoziente dell’Italia salga da 24mila a 50mila – includendo tra i beneficiari, assieme a Italia e Grecia, anche l’Ungheria. Si studia la proposta di un sistema stabile, per quote, dal quale i Paesi più refrattari potranno astenersi, ma con tutta probabilità dietro il pagamento di sanzioni. Di fatto un superamento del regolamento di Dublino. Le nuove iniziative della Commissione Ue saranno vagliate dal collegio dei commissari di martedì e il presidente dell’esecutivo le presenterà ufficialmente al Parlamento europeo il giorno successivo nel suo discorso sullo Stato dell’Unione. Ne fanno parte anche un rafforzamento del ruolo di Frontex per i rimpatri e la lista Ue dei Paesi sicuri d’origine. Oltre a Germania e Francia, Juncker ha dalla sua parte ovviamente anche l’Italia.

Cameron apre a migliaia di rifugiati siriani
La pressione sale anche per il premier inglese David Cameron, che ha lasciato intendere la possibilità di rivalutare, almeno in parte, le posizioni espresse negli scorsi giorni sui migranti. Secondo il sito del quotidiano inglese “Guardian”, infatti, il governo inglese starebbe lavorando agli ultimi dettagli di un’iniziativa che vede la collaborazione di Londra con l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) per accogliere migliaia di profughi siriani nei confini del Regno Unito. Il numero di persone accolte non è ancora certo, ma non sarebbe superiore alla decina di migliaia. Cameron aveva detto che aprire le porte ai rifugiati già in Europa non farebbe che peggiorare la crisi umanitaria e incoraggiare altri a mettersi in viaggio. Dall’inizio della guerra civile siriana, Londra ha garantito asilo a 5mila siriani. Ma davanti alla foto del piccolo Aylan Kurdi morto sulla spiaggia turca, Cameron ha detto che la Gran Bretagna non indietreggerà davanti alle sue responsabilità morali.

Assalto ai treni a Budapest, scontri polizia-migranti
La stazione di Budapest è stata, giovedì, ancora una volta, il cuore dello scontro fra la disperazioni dei profughi e il tentativo di gestire l’emergenza da parte delle autorità ungheresi. Dopo due giorni di accessi blindati, lo scalo ferroviario è stato improvvisamente riaperto, e migliaia di migranti lo hanno preso letteralmente d’assalto, nell’illusione di poter partire. La speranza era di raggiungere l’ovest, la Germania, e di uscire dal Paese. Ma quei treni non li hanno affatto portati oltre confine: erano diretti, al contrario, ai campi di accoglienza per rifugiati. Che oggi i più rifiutano. Quei convogli sono insomma divenuti una specie di trappola, pur essendo stato detto in tutte le lingue – dagli altoparlanti è stato spiegato in arabo e inglese che non sarebbero state coperte tratte internazionali dai treni in partenza dalla capitale. I migranti, in viaggio su quei treni agognati per giorni e finalmente «conquistati», sono stati bloccati dalla polizia ungherese a Bicske: qui, nelle vicinanze di un campo di accoglienza, sono stati pregati di scendere. Ma in molti hanno rifiutato. Gesti disperati, tafferugli con la polizia, scene drammatiche, ancora una volta. C’è chi si è aggrappato ai vagoni, fra svenimenti e pianti di bambini terrorizzati. Altri sono rimasti seduti lungo le banchine della stazione, rifiutando di andare sui bus, organizzati per accompagnarli. «No camp!» «Sos Germany!», hanno gridato. Una coppia di iracheni è arrivata a stendersi lungo i binari, con un neonato stretto fra le braccia della madre. Il padre è stato ammanettato. «Uccidetemi, ma non portatemi al campo!», urlava. In serata circa 300 persone hanno ripreso a protestare davanti alla stazione di Keleti: «Where is humanity?» (Dov’è l’umanità) «Where is freedom?» (Dov’è la libertà?), si chiede sui loro manifesti.

Renzi: «Serve l’asilo europeo»
L’emergenza migranti è stata al primo posto anche nelle parole del presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, che a Firenze ha ricevuto il premier malteseJoseph Muscat: «Malta e Italia pensano che non ci sia alternativa a salvare tutti quelli che rischiano di morire, e questo lo stiamo facendo insieme, con tutte le difficoltà del caso – ha sottolineato il presidente del Consiglio – . Questa non è un’emergenza, è una situazione ma continuerà a lungo e richiede un approccio globale ed europeo». Non dobbiamo essere continua Renzi, «né demagoghi né buonisti ma solidali». Ed insiste: «È dovere dell’Europa dare una risposta unitaria, dare una risposta che parta dal diritto d’asilo europeo, da iniziative europee sull’accoglienza e gestione dell’emergenza, dal rimpatrio europeo, ma anche da una strategia globale che tenga insieme gli interventi fondamentali da fare nei paesi d’origine». Il capo del governo ha poi ricordato che «a maggio eravamo solo noi a denunciare il problema e in Europa ci consideravano dei fissati» ma che tuttavia «ora l’Europa ha capito, a partire dal presidente Juncker. Fino ad oggi troppi leader si sono commossi e non si sono mossi. È ora che le cose cambino»

Orban: «Innalzeremo barriera con la Croazia»
Parole che non sembrano trovare eco verso Est. Per il premier ungherese, Viktor Orban, il forte afflusso di migranti in Ungheria «non è un problema ungherese, ma tedesco. Nessuno vuole stare in Ungheria o in Estonia. Tutti vogliono andare in Germania», ha detto al termine di un incontro con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. In ogni caso, Orban è stato chiaro: non permetterà ai migranti di lasciare l’Ungheria senza essersi prima registrati. «Se saremo costretti, innalzeremo una barriera fisica anche al confine con la Croazia», ha affermato, aggiungendo: «Non voglio un ampio numero di musulmani nel mio Paese».
Ma il premier ungherese ha anche garantito che il governo sta facendo ciò che è prescritto dalla legge e che cerca di «tenere sotto controllo la situazione in maniera umana». Al termine dell’incontro con Schulz a Bruxelles Orban ha ribadito le sue critiche al sistema di quote proposto dalla Commissione europea per la distribuzione di richiedenti asilo in tutti Paesi Ue: «Non ci piace questo approccio. Senza un stretto controllo alle frontiere, parlare di quote dà il messaggio sbagliato».

Numeri sui migranti: la Ue chiede chiarimenti a Praga
Venerdì Orban si incontrerà con gli altri leader del gruppo Visegrad – i premier ceco Bohuslav Sobotka, polacco Ewa Kopacz e slovacco Robert Fico – a Praga, che costituiscono il nocciolo duro del fronte contrario al meccanismo di ridistribuzione per quote. La riunione avverrà mentre al Consiglio Esteri informale Ue a Lussemburgo si discuterà del documento dei ministri italiano Paolo Gentiloni, francese Laurent Fabius, e tedesco Frank Walter Steinmeier con cui si chiede di «rivedere il sistema d’asilo» a causa dei «difetti» del sistema di Dublino, e del probabile passaggio alla «fase 2» della missione navale europea antiscafisti. Intanto Bruxelles ha preso contatti con le autorità di Praga chiedendo chiarimenti per le immagini di quei numeri tracciati dalla polizia, col pennarello, come marchi, sulle braccia dei migranti.

Nave con 781 persone a Cagliari: 6 morti
Intanto anche sulle nostre coste non si ferma l’emergenza migranti. È arrivata giovedì mattina nel porto di Cagliari la nave norvegese Siem Pilot che ha cominciato al molo di Rinascita lo sbarco di 781 migranti soccorsi al largo delle cose della Libia. A bordo ci sono 595 uomini, 175 donne e 11 minorenni, per i quali è stata predisposta la prima accoglienza. Il mercantile trasporta anche sei cadaveri. Secondo le prime informazioni, la gran parte dei nuovi arrivati, circa 400, è di nazionalità nigeriana. Un altro centinaio proviene dal Gambia. Non ci sono, invece, eritrei, differenza dell’ultimo trasferimento in Sardegna, avvenuto il 24 agosto scorso, sempre con la Siem Pilot, che ne aveva portati a Cagliari 331. Il gruppo, dopo la prima accoglienza allestita alla Fiera, era poi ripartito da Porto Torres via traghetto per Genova.

Corriere della Sera