Prima casa, rischio aumento tasse fino al 60% Delrio: non è così

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ROMA Il prelievo dei Comuni sull’abitazione principale è calato significativamente nel 2013 rispetto all’anno precedente. Ma quest’anno con la Tasi potrebbe tornare ai livelli del 2012, se i Comuni porteranno l’aliquota al 2,5 per mille. L’analisi, corredata da un grafico illuminante, è contenuta nella relazione annuale della Banca d’Italia, e riguarda i capoluoghi di Regione.
Viene esaminato il caso di un nucleo familiare di tre persone, con un figlio convivente di età inferiore a 26 anni, che risiede in un immobile con rendita catastale media rispetto alla città in questione. Nel 2012 un contribuente con queste caratteristiche pagava complessivamente circa 600 euro, tra tassa sull’immondizia (poco meno della metà del totale) e Imu.
L’anno dopo le regole sono cambiate. La tassa sui rifiuti si chiamava Tares e comprendeva anche un’addizionale per i servizi indivisibili, in misura di 30 centesimi a metro quadrato. L’Imu invece era stata sostanzialmente cancellata per le abitazioni principali non di lusso, salvo una quota che solo in alcuni Comuni è rimasta a carico dei cittadini (la cosiddetta mini-Imu). In queste condizioni la stessa famiglia-tipo ha pagato in tutto poco più di 360 euro, ossia il 40 per cento in meno.
LE NOVITÀ LEGISLATIVE
Ma anche quest’anno ci sono novità legislative e uno scenario ancora da precisare in attesa delle effettive decisioni delle amministrazioni comunali. L’Imu sulle abitazioni principali non esiste più, mentre debutterà la Tasi, tassa sui servizi indivisibili. Ipotizzando che il prelievo sui rifiuti (che ora si chiama Tari) mostri un leggerissimo calo, per il venir meno dell’addizionale, si tratta di valutare l’effettivo impatto della tassa sui servizi. Questo dipenderà naturalmente dalle decisioni prese a livello comunale. L’aliquota standard è fissata all’1 per mille. Nel caso – quanto mai improbabile – in cui restasse a questo valore in tutte le città considerate, l’incremento complessivo sarebbe di circa il 12 per cento rispetto al 2013. Se invece i sindaci scegliessero di arrivare al 2,5 per mille, che è il valore massimo per il 2014, salvo l’ulteriore margine legato alla concessione delle detrazioni, allora l’importo dovuto crescerebbe di oltre il 60 per cento sull’anno precedente, tornando sostanzialmente ai valori del 2012.
Fin qui la simulazione della Banca d’Italia. In realtà diverse città hanno già portato l’aliquota più su, al 3,3 per mille, utilizzando lo 0,8 aggiuntivo per concedere detrazioni alla abitazioni di minor valore, con un impatto dunque complessivamente neutrale. Il quadro per gli anni successivi al 2014 è ancora più incerto, perché sulla carta verrebbe meno proprio il tetto del 2,5 per mille all’aliquota: gli amministratori comunali potrebbero far salire il livello del prelievo sull’abitazione principale fino ad un massimo del 6 per mille, ovvero lo stesso tetto previsto per l’Imu; salvo poi, naturalmente, doverlo spiegare ai propri elettori.
LE REAZIONI
L’analisi di Via Nazionale ha immediatamente provocato reazioni politiche, soprattutto da parte dell’attuale opposizione. «Bankitalia dice la verità sulla Tasi, sia per quest’anno sia, peggio ancora, per l’anno prossimo» ha detto il presidente della commissione Finanze di Montecitorio, Daniele Capezzone (Forza Italia). A nome del governo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Delrio ha comunque garantito che i contribuenti pagheranno meno anche rispetto al 2012.

IL MESSAGGERO