Pier Silvio si rafforza in Mediaset, sulle strategie si parte da Premium

MEDIASET

Svolta in Mediaset. La seconda generazione dei Berlusconi prende direttamente in mano le leve di comando della holding televisiva che è stata la gallina dell’uova d’oro fino a qualche anno fa e con il rafforzamento dei poteri di Pier Silvio la famiglia si augura torni ad esserlo. La nomina a ceo del secondogenito del fondatore, avvenuta ieri, potrebbe determinare una virata strategica con l’accelerazione verso nuove alleanze. La piattaforma della pay tv di Premium potrebbe essere il primo snodo e l’incontro di tre giorni fa ad Arcore, tra Silvio Berlusconi, Pier Silvio, il patron di Sky Rupert Murdoch e il figlio di quest’ultimo Lachlan rilancia il disegno di un matrimonio che, solo fino a poco tempo fa, era irrealizzabile causa l’inconciliabilità fra i due magnati. Più volte, infatti, lo squalo ha tentato un abbordaggio.
Murdoch però, non avrà la strada spianata perchè ci sono altri pretendenti sullo sfondo di strategie che coinvolgono direttamente l’assetto di Mediaset: almeno due volte – prima dell’ipo della holding tv nel ’96 e a cavallo tra il 1997-’98 – Silvio è stato sul punto di cedere per somme astronomiche: 8-9 mila miliardi di vecchie lire. In queste grandi manovre l’ex cavaliere si muoverà con la sponda dei suoi alleati di vecchia data, come Tarak Ben Ammar e Vincent Bollorè, patron di Vivendi, il gruppo multimediale francese che entro due mesi, avrà un patrimonio di 10 miliardi cash, parte dei quali potrebbe investirli in Telecom, per incrementare l’8,3% che avrà in dote da Telefonica come prezzo della cessione di Gvt.
IL FUTURO
Ma il futuro è tutto da scrivere, anche se, certamente, parte dalle nomine decise ieri dal consiglio di Cologno Monzese, eletto il giorno prima: Pier Silvio aggiunge alla carica di vicepresidente (dal 2000) quella di ceo (secondo la formulazione anglosassone), al posto di Giuliano Adreani che rimane, però, in esecutivo con l’incarico di supportare il successore nella definizione del posizionamento strategico del gruppo nel mercato pubblicitario e nelle relazioni commerciali con i maggiori investitori. Adreani, inoltre mantiene la presidenza di Publitalia per i prossimi tre anni. Il nuovo ceo avrà tutte le deleghe del predecessore e in più quelle sulla pubblicità: il board sempre presieduto da Fedele Confalonieri che, con Adreani, ha contribuito alla formazione manageriale del figlio di Silvio, ha attribuito al nuovo timoniere deleghe con firma singola fino a 20 milioni, mentre l’esecutivo può deliberare fino a 100 milioni. C’è da dire che, pur essendo durato circa 50 minuti (assente solo l’ad di Publitalia Stefano Sala negli Usa), ci sarebbe stato il tempo per una disamina del dossier Ei Towers, la società delle torri reduce dal tentativo fallito di opas su Rai Way. E una delle prime mosse che farà Pier Silvio nel nuovo ruolo di plenipotenziario dovrebbe essere quella di riaprire il negoziato con la Rai per imbastire un progetto industriale che punti alla creazione del campione nazionale delle infrastrutture, controllato con quote paritetiche (20-25%) da Mediaset e da Viale Mazzini, in modo da dare stabilità al mercato, con regole di governance che vietino ai due soci di fare sgambetti all’altro lanciando un’opa.
Il piano torri è quello più a portata di mano da riaprire in fretta, ma il nuovo ceo non trascurerà di verificare la possibilità di collaborazione con Sky. «Siamo aperti a partnership di minoranza», ha detto due giorni fa Pier Silvio, ma potrebbe non aver voluto scoprire le carte, per alzare il prezzo. L’idea che potrebbe maturare sarebbe il passaggio di Premium sotto il controllo di Sky Europe, lasciando al gruppo Fininvest una minoranza qualificata puntellata da una governance adeguata. In questo modo si darebbe una sistemazione definitiva al software dei diritti televisivi mentre per quanto riguarda l’hardware degli assetti la pista porta da Parigi dove Bollorè ha, come prima tappa, lo sbarco in Telecom dove dall’8,3% potrebbe balzare fino al 18-20%, la stessa quota che stava negoziando l’estate scorsa nelle pieghe delle nozze Tim Brasil-Gvt. Bollorè è socio forte (8%) di Mediobanca, nume tutelare di Telecom e partecipata da Fininvest (1%). Il cerchio si stringe.

Il Messaggero