Piazza Affari brinda al voto: + 3,61% Spread in picchiata

CRISI

Davvero nessuno l’aveva previsto nemmeno sui mercati. Ma ora che la vittoria schiacciante di Matteo Renzi è ormai agli atti, la lettura del voto Ue mette tutti d’accordo: non solo l’Italia è l’unico Paese europeo con la Spagna e la Germania, che ha registrato la vittoria del partito di governo, ma la valanga euroscettica che ha travolto soprattutto Francia e Gran Bretagna, secondo gli analisti, non dovrebbe avere impatti devastanti sulle politiche economiche europee. Se sarà davvero così si vedrà. Ma intanto il mercato si è espresso: ora l’Italia può contare sulla stabilità politica e sulla forza necessaria per fare le riforme. È abbastanza per spingere Piazza Affari a guadagnare il 3,61%, grazie all’euforia dei titoli bancari, lasciando le briciole alle altre Borse Ue (Parigi +0,75%, Francoforte +1,28%, Madrid +1,22%) seppure in una seduta orfana di Londra e New York per festività (rispettivamente il Bank holiday e il Memorial day). 
Il segnale più incoraggiante arriva però dallo spread Btp/Bund che tanto ha sofferto nelle ultime settimane sui timori di un’affermazione dell’ondata euroscettica e quindi di un’avanzata netta di Beppe Grillo. Dopo il picco della scorsa settimana a quota 200 punti, ieri il differenziale Roma-Berlino è sceso in un colpo solo di 18 punti, da 174 a 156 punti base. E il rendimento si è attestato poco sotto il 3%, al 2,9%, tornando indietro al valore del 15 maggio scorso, quando il dato negativo a sorpresa sul Pil del primo trimestre 2014 aveva fatto scattare una pioggia di vendite si titoli di Stato. Più cauta, ma comunque in picchiata la discesa dei rendimenti in altri Paesi periferici come Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna (quest’ultima in calo di sette punti al 2,91%).
Ma a ben vedere questo potrebbe essere solo l’inizio di una nuova luna di miele tra Renzi e i mercati visto che sono in molti adesso negli uffici studi a prevedere uno spread in altalena tra 100 e 150 punti nei prossimi mesi.
L’OTTIMISMO DELLE PREVISIONI

Così Ing vede il differenziale di rendimento Roma-Berlino tornare intorno a quota 150, vale a dire sui livelli conosciuti prima dell’ultima onda speculativa. 
Per Citi, invece si può parlare di un restringimento dello spread a quota 120-150 punti per la fine dell’anno. Mentre Royal Bank of Scotland azzarda un obiettivo a 100 punti.
Ma non sono solo i nuovi equilibri di casa nostra regalati dalle urne a confortare i mercato. Per esempio Jp Morgan sottolinea la scalata di Renzi alla guida, ormai, del «più grande partito del blocco socialista in Europa». Non un dettaglio da poco, per gli esperti, che ora guadano a un risultato che conferisce al premier «un’importante influenza a livello europeo», tale da spianare la strada a «un impegno più robusto dell’Italia con la Germania sulla direzione della politica nell’Eurozona».
Sullo sfondo, poi, giocano un ruolo importante anche le aspettative sulle prossime mosse della Bce, visto che il prossimo 5 giugno potrebbero arrivare segnali decisivi nella direzione dell’utilizzo di misure di politica monetaria non convenzionali. E anche su questo fronte potrebbe non essere irrilevante l’indebolimento di Angela Merkel. Non è escluso, infatti, che la cancelliera tedesca possa convincersi a delegare alla Bce anche piccole concessioni da fare per rispondere alla rabbia europea. La scommessa dei mercati si gioca anche su questo.

Il Messaggero