Panama Paper: miliardi in paradisi fiscali. Coinvolti i leader del mondo e molti italiani

montezemolo

Una gigantesca massa di denaro dirottata da studi legali internazionali e banche verso paradisi fiscali per conto di leader politici, criminali, funzionari d’intelligence e vip dello sport e dello spettacolo. La denuncia arriva da milioni di documenti fatti trapelare sui media internazionali, già battezzati “Panama Paper”. Fra i beneficiari internazionali di questi schemi ci sarebbero persone indicate come vicine al presidente russo Vladimir Putin, familiari del leader cinese Xi Jinping, del presidente ucraino Poroshenko. C’è pure il defunto padre del premier britannico David Cameron (Ian) nonché il pluri-pallone d’oro Lionel Messi. Tra i connazionali è citato il nome di Luca Cordero di Montezemolo.

LA FUGA DI NOTIZIE

Grazie a un informatore, i giornalisti dell’Icij (International consortium of investigative journalists ) tra cui l’Espresso, con l’esclusiva sull’Italia, hanno avuto accesso a questo enorme archivio di carte segrete. I documenti riguardano operazioni che vanno dal 1977 fino alla fine del 2015 e offrono uno sguardo inedito sulla gestione di grandi flussi di denaro attraverso il sistema finanziario globale.

“CITATI 800 ITALIANI”

Sempre secondo quanto scrive l’Espresso sono «circa 800 gli italiani citati nell’archivio», a vario titolo e con posizioni ancora da precisare. Tra questi nomi spiccano quelli di Luca Cordero di Montezemolo, Giuseppe Donaldo Nicosia, imprenditore latitante e coinvolto in un’inchiesta per truffa con Marcello dell’Utri, e l’ex pilota Jarno Trulli, ma anche di due banche: Ubi e Unicredit.

MESSI E IL PADRE DI CAMERON

Nelle carte dello scandalo figurano poi il calciatore Lionel Messi e l’attore cinese Jackie Chan. Nell’immensa lista dei Panama Papers, anche i re del Marocco Mohamed VI , e quello dell’Arabia Saudita Salman, che furono aiutati da Mossack Fonseca – lo studio legale che risulta all’origine della diffusione di questi documenti – nell’acquisizione di yacht di lusso. C’è anche il nome del padre dell’attuale primo ministro britannico, David Cameron, morto nel 2010. Citati anche dirigenti sportivi sudamericani già comparsi nello scandalo Fifa, come l’ex vicepresidente del calcio mondiale Eugenio Figueredo e suo figlio Hugo, nonché l’uruguaiano Juan Pedro Damiani, del comitato etico della stessa Fifa. Il nome di Messi viene collegato a una società con sede a Panama denominata Mega Star Enterprises Inc. e creata nel 2012 – apparentemente per sottrarre capitali al fisco – da Mossack Fonseca.

IL CASO PUTIN

Il Guardian si concentra in apertura della sua edizione online solo su Putin, che viene ritenuto coinvolto indirettamente attraverso la figura di Sergei Roldugin: un musicista, indicato fra i migliori amici del presidente russo e padrino di una delle sue figlie, che sarebbe il terminale almeno nominale di uno spostamento di due miliardi di dollari partiti da Bank Rossya, un istituto di credito guidato da Yuri Kovalciuk, che gli Usa sostengono essere una sorta di banchiere del Cremlino, indirizzati verso Cipro e il paradiso offshore delle Isole Vergini Britanniche. Sospetti che peraltro il Cremlino respinge come una montatura, assicurando che Mosca ha i mezzi per difendere in sede legale la reputazione di Putin.

LE AZIENDE COINVOLTE

Haaretz, oltre a soffermarsi su businessman e personaggi pubblici israeliani, cita ad esempio aziende che secondo le carte dello scandalo farebbero riferimento ai capi di governo di Islanda e Pakistan. Nei documenti anche società che sarebbero riconducibili a 33 sigle o individui inseriti nella lista nera degli Usa, per connessioni con i signori della droga messicani, con organizzazioni definite terroristiche come gli Hezbollah sciiti libanesi e con Stati come Corea del Nord o Iran.

LO STUDIO FONSECA

I documenti sono stati fatti trapelare da uno studio legale non molto noto, Mossack Fonseca, con sedi a Miami, Hong Kong, Zurigo e 35 altre località. Documenti passati al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung e da questo condivisi poi con un pool di reporter investigativi di vari media internazionali fra cui i britannici Guardian , Bbc e per l’Italia l’Espresso.

I NUMERI DELL’INCHIESTA

Oltre 11 milioni di documenti segreti analizzati per un anno da 300 giornalisti di 76 Paesi diversi. Ecco tutti i numeri dei Panama Papers, la più grande fuga di notizie nella storia della finanza, persino più vasta di quelle di Wikileaks nel 2010 e dal Datagate di Edward Snowden nel 2013.

* 11,5 milioni (2,6 terabyte) – i documenti segreti analizzati dai giornalisti per oltre un anno.

* 307 – i giornalisti di tutto il mondo che si sono occupati dell’inchiesta riuniti nell’International Consortium of Investigative Journalists.

* 76 – i Paesi dai quali provengono i reporter.

* 140 – tra politici, personaggi famosi, imprenditori e sportivi o persone a loro vicine citate nei documenti segreti.

* 12 – i leader politici tra re, presidenti e primi ministri coinvolti dallo scandalo.

* 33 – tra persone e società citate nell’inchiesta sono inserite nella “lista nera” degli Stati Uniti per legami con il terrorismo.

* 214.000 – le società offshore che compaiono nei file, legate a oltre 200 Paesi diversi.

* 38 anni – dal 1977 al 2015, gli anni ai quali fanno riferimento i documenti.

* 14.000 – i clienti dello studio legale di Panama Mossack Fonseca, al centro dello scandalo, che ha uffici in 42 Paesi in tutto il mondo e 600 impiegati.

L’APPELLO DI OXFAM

A rimetterci sono i cittadini di tutto il mondo. Anche se il conto più salato, denuncia Oxfam, lo pagano i Paesi più poveri: «Ogni anno, secondo le stime, perdono 170 miliardi di dollari in mancate entrate fiscali», spiegano dalla confederazione internazionale composta da 17 organizzazioni di altrettanti Stati. «Dopo gli scandali Luxleaks e Swissleaks, l’inchiesta Panama Paper, che sta coinvolgendo trasversalmente nomi eccellenti del mondo della politica, bancario, finanziario, imprenditoriale, dello sport e dello spettacolo, getta nuova luce su pratiche elusive e sulla pervasività degli abusi fiscali a livello globale e nel nostro Paese», afferma la direttrice delle campagne di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti. E chiede attraverso la petizione Basta con i paradisi fiscali di adottare con urgenza misure efficaci di giustizia nel fisco.

La Stampa