Otto milioni di ragazzi sui banchi. Parte Bolzano, fra 10 giorni il Sud

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Per la maggior parte dei ragazzi questa sarà l’ultima settimana libera. Per quelli della Provincia autonoma di Bolzano le vacanze sono già finite: oggi tornano sui banchi di scuola. «Perché iniziamo prima di tutti gli altri?», si lamentano i giovanissimi su Twitter e Facebook. A cui si aggiungono i post «disperati» degli iscritti di alcuni istituti, soprattutto milanesi, che hanno deciso di anticipare rispetto al calendario regionale. Anche se la differenza è di qualche ora: la campanella suonerà poco dopo anche per i «cugini» di Trento e i molisani (mercoledì), per i valdostani e gli abruzzesi (giovedì). Tra sette giorni toccherà agli alunni di quattordici regioni. I più «fortunati» al Sud: in Puglia e Sicilia le classi torneranno ad affollarsi il 17.

Tra elementari, medie e superiori quest’anno scolastico gli studenti saranno 7.881.838, a cui vanno aggiunti quelli che frequenteranno gli istituti nelle regioni a statuto speciale (Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige) e quelli paritari. Sullo sfondo la «disperazione» — affidata sempre ai social network — dei ragazzi: «Non sono psicologicamente pronto», sintetizzano in molti. Qualcuno spera in un «ripescaggio» della soluzione di Umberto Buratti, sindaco di Forte dei Marmi, che settimane fa propose di posticipare l’apertura a ottobre. «Ripescaggio» che difficilmente ci sarà, visto che il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha già risposto con un «no, grazie».

Dal 2014/2015 due grandi regioni, Lazio e Toscana, introducono i «calendari pluriennali» (anche se in Lombardia ed Emilia Romagna succede da un po’) per permettere a famiglie e scuole di programmare il tutto per tempo. Le lezioni inizieranno e finiranno nelle stesse date: si parte il 15 settembre, si chiude l’8 giugno. Se l’apertura capita di sabato o domenica allora si anticipa o posticipa al primo giorno lavorativo utile.

Grembiuli o casacche (nere, blu, bluette…) per femmine e maschi, zaini (50-70 euro), astucci vuoti (10-15 euro) o pieni (20-25 euro), matite colorate (6-10 euro per dodici pezzi), diari (11-15 euro), quaderni e quadernoni (1-2 euro a pezzo), penne. Ma anche — come chiedono tanti istituti — rotoli di scottex, risme di carta, pacchi di fazzoletti, confezioni di bicchieri di plastica. Il corredo scolastico si allarga sempre di più e aumenta pure la spesa di mamma e papà: +2 per cento, rispetto al 2013, secondo il Codacons. E se in media le cartolibrerie costano più dei supermercati, l’unica voce di risparmio è quella delle promozioni: si arriva a sborsare anche il 40% in meno.

A fare in conti in tasca alle famiglie, quest’anno si spenderanno 450-490 euro soltanto per il corredo scolastico. Altri 300-350 euro serviranno per l’acquisto dei testi alle scuole medie e superiori. Conto finale: da 750 a 840 euro per ogni figlio.

Un conto, quello sui libri per studiare, in parte «alleggerito» dai contributi del ministero dell’Istruzione alle famiglie meno abbienti (con un reddito netto inferiori a 15.493,71 euro) raddoppiato e portato a 103 milioni di euro. Ma che potrebbe essere ancora più basso — ricorda Skuola.net — se fosse davvero andata in porto l’idea di adottare libri in forma mista (versione cartacea e digitale) o interamente scaricabili dal web. Se ne parla dal 2008. Si doveva partire tra il 2011 e il 2012. Il debutto ufficiale poi venne annunciato — con tanto di circolare ministeriale — per l’anno scolastico 2012/2013. Ma ad oggi, a parte qualche eccezione, è rimasto su carta pure quello.

CORRIERE DELLA SERA