Ocse: Italia unico Paese del G7 in recessione Pil giù dello 0,4%

CRISI 3

E sono tre. Dopo Moody’s ad agosto ieri è toccato all’Ocse e all’agenzia di rating S&P mettere nero su bianco la previsione di un terzo anno di recessione per l’Italia. Forse non sarà una grande sorpresa per il premier, Matteo Renzi, ma una pressione in più sì, visto che a breve dovrà correggere le stime del governo (attualmente +0,8%) nella Nota di aggiornamento al Def. Non deve essere incoraggiante per il premier vedere fotografare come «l’unico Paese del G7 con crescita negativa». Per l’organizzazione di Parigi il taglio secco delle stime 2014 è di quasi un punto percentuale visto che passa dal +0,5% indicato a maggio scorso al -0,4% (nel 2015 si parla di un risicato +0,1%). Più generosa S&P che almeno prevede un’economia italiana con crescita zero (contro il +0,5%). Il bonus da 80 euro, non passa però l’esame: gli effetti sono limitati per gli analisti che rimangono preoccupati un po’ per tutta l’area Ue. Promossa soltanto la Bce di Mario Draghi. Per il «ruolo più attivo» nella crisi, che potrebbe condurre a un ampio programma di quantitative easing». Renzi incassa il doppio colpo, ma non commenta: «Farò un lungo intervento domani, oggi, ndr) in Parlamento. Intanto l’opposizione, Forza Italia in testa, lo attacca: «Subito le riforme, Renzi mantenga le promesse».
IL FANALINO DI CODA

Va detto che il taglio da digerire per l’economia italiana è quello più pesante registrato nel rapporto Ocse per tutti i Paesi del G7, in cui fa eccezione solo la Gran Bretagna. La stesso Ocse stima infatti un Pil tedesco in crescita dell’1,5% sia quest’anno (dall’1,9%). Per la Francia la crescita scende dallo 0,9% allo 0,4%. Mentre per l’insieme dell’Eurozona la crescita attesa è ridotta a +0,8% (da +1,2%) e a +1,1% (da +1,7%). Colpa di «alcuni Paesi che fronteggiano ancora sfide strutturali e di bilancio, insieme al peso del debito», dice l’Ocse, a fronte della «ripresa incoraggiante in alcune economie periferiche». Dunque, la crescita nell’area dell’euro dovrebbe rimanere «frenata». Anche perchè oltre alla bassa inflazione Ue, a pesare sull’orizzonte globale ci sono i rischi geopolitici, aumentati dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente e dall’incertezza sulla Scozia. Al contrario la ripresa «è solida» negli Usa.
Le preoccupazioni sulla «fragilità» dell’Europa e sulla necessità delle riforme sono condivise anche da S&P che ha forti «dubbi sulla ripresa» Ue. Anche in questo caso, però, l’Italia ne esce peggio degli altri Paesi, visto che S&P ha ritoccato le stime di Francia (a +0,5% da +0,7%) e Olanda (a +0,8% da +1%), lasciando invariate quelle della Germania (+1,8%), Spagna (+1,3%) e Belgio (+1,1%).
Il punto è che l’Italia è visto da S&P come un Paese «bloccato nella recessione» in cui anche il bonus da 80 euro, insieme all’accelerazione del pagamento dei debiti arretrati della Pa avranno un impatto limitato allo 0,1%, contro lo 0,3% previsto. Pesa «il rallentamento dell’export», ma anche «i ritardi nelle riforme strutturali avviate che hanno raffreddato la fiducia di aziende e investitori». E pesa soprattutto la domanda interna, di fatto «congelata», anche per via di retribuzioni quasi ferme.

Il Messaggero