Obama: non ci sono scuse per la polizia

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NEW YORK Niente coprifuoco, ieri sera, ma le strade di Ferguson sono state pattugliate dagli uomini della Guardia Nazionale il cui impiego, ha detto Obama, «deve essere limitato» aggiungendo che non ci «sono scuse» per l’eccessivo uso della forza da parte della polizia.
Queste sono scene che in America non si vedevano dal 1992, anno delle rivolte razziali di Los Angeles. E questa volta si svolgono in una piccola cittadina operaia di 20 mila abitanti ai margini di St. Louis nel Missouri. Una cittadina che dal 9 agosto è teatro allo stesso tempo sia di manifestazioni pacifiche, sia di dimostrazioni violente e saccheggi seguiti dalla repressione di una polizia armata come se fosse in guerra. Lo scorso 9 agosto un ragazzo di colore è stato ucciso da un poliziotto bianco. L’autopsia indipendente, voluta dalla famiglia del giovane ha dimostrato che Michael Brown fu colpito da almeno 6 colpi di pistola, due dei quali in testa. Nessuno di questi colpi è stato sparato a distanza ravvicinata. Cioé il poliziotto, il 28enne Darren Wilson, non ha sparato nel corso di una colluttazione. Inoltre, il livido che il giovane aveva sulla guancia destra non è stato causato da uno scontro fisico, ma dalla caduta sul marciapiede, dopo essere stato colpito.
LA RICOSTRUZIONE
La ricostruzione delle ferite fa pensare dunque che Wilson non fosse a rischio immediato. Ma un testimone ieri ha detto che sembrava che «Michael stesse per scagliarsi addosso» al poliziotto. Data la mole imponente del giovane, questo potrebbe spiegare l’istinto di ricorrere alla pistola per difendersi, anche se non si capisce perché Wilson abbia scaricato sul corpo del ragazzo sei colpi, due alla testa.
La situazione nella cittadina è stata oggetto di un incontro fra il presidente Barack Obama e il ministro della Giustizia Eric Holder che ha avviato un’inchiesta indipendente. In casi del genere, quando si sospetta che ci sia stata violazione dei diritti civili, il governo federale ha il diritto si schierare localmente l’Fbi e i suoi procuratori. Gli agenti federali stanno svolgendo le loro indagini, ma non è ancora chiaro quando e se l’agente verrà incriminato, e di cosa. Quel che è certo è che la rabbia malamente contenuta per anni della popolazione di Ferguson, dove la gente è nera ma amministratori e forze dell’ordine sono bianchi, è esplosa degenerando in violenza gratuita. Dopo le prime reazioni esagerate della polizia locale, il governatore Jay Nixon ha posto a guida delle operazioni il capitano Ronald Johnson, un nero originario di Ferguson, che domenica se ne è andato in giro per le chiese chiedendo perdono per la violenza contro Michael.
LA REPRESSIONE
Nonostante la presenza di Johnson, la notte fra domenica e lunedì le violenze nelle strade si sono ripetute, e così le repressioni. Il capitano ha spiegato che ci sono state «azioni criminali premeditate» e ha spiegato che gruppi di facinorosi hanno lanciato bottiglie molotov contro una postazione della polizia. Davanti a questo attacco, Johnson ha sguinzagliato le forze dell’ordine, che hanno respinto i manifestanti con lacrimogeni e pallottole di gomma. E’ stata la terza sera di guerriglia urbana nelle strade del centro che ieri sera è stato presidiato dalla Guardia nazionale e dove ai manifestanti è stato vietato di radunarsi. Una misura eccezionale che Obama vuole vedere superata in fretta: «È evidente che una piccola minoranza di persone sta causando disordini a Ferguson, ma il diritto di riunirsi e di parlare liberamente deve essere tutelato».

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