Obama accusa i separatisti: il Cremlino li ha armati, ora li fermi

OBAMA 5

NEW YORK Rabbia, dolore, ma anche speranza: dalle parole dei leader mondiali trapela il desiderio di trasformare la tragedia del volo malese nell’occasione decisiva per portare ucraini, russi e separatisti al tavolo dei negoziati. Lo propone Angela Merkel in Germania, lo dice Barack Obama alla Casa Bianca, lo hanno suggerito i francesi e i britannici, e lo ha chiesto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma la speranza non diminuisce l’indignazione e la convinzione che la Russia sia colpevole se non altro moralmente di quello che è successo: «Non corriamo avanti fino a che non conosceremo tutti i fatti – ha commentato il presidente Obama -. Tuttavia ci sono delle verità che tutti vediamo: la Russia ha messo in grado i separatisti di essere bene armati e ben addestrati. Il comportamento dei separatisti è facilitato dalla Russia, e la Russia può spingerli ad agire diversamente». Obama dunque – così come i 15 membri del Consiglio di Sicurezza, il Segretario generale dell’Onu Ban Ki mooon e il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen – ha chiesto una «indagine indipendente». 
IL CONSIGLIO DI SICUREZZA
L’ha chiesta per la verità anche la Russia, il cui ambasciatore all’Onu, Vitaly Churkin ha però tentato di rigirare la situazione sostenendo che la responsabilità della catastrofe è del governo di Kiev, che ha lasciato aperto quel corridoio aereo «pur sapendo che passava sopra un teatro di guerra». Churkin ha chiesto alla comunità internazionale di non «pregiudicare l’indagine» lanciando «accuse infondate». Il suo intervento al Consiglio di Sicurezza è venuto infatti dopo quello molto forte dell’ambasciatrice Usa Samantha Power, la quale ha espresso il sospetto che i separatisti non abbiano la conoscenza tecnica necessaria a manovrare strumenti di guerra “sofisticati” e ha concluso che «la Russia può e deve finire questo conflitto».
Ora tutti si chiedono se questo mostruoso avvenimento aprirà davvero la strada a un dialogo o non avrà l’effetto opposto di peggiorare i rapporti già tesi fra Occidente e Russia, e soprattutto fra Stati Uniti e Russia. Obama ha insistito sulla necessità di «arrivare a un cessate il fuoco, di cercare la pace e la sicurezza». Ma ha anche mandato un messaggio chiaro all’Europa e a quanti nel vecchio continente sono stati finora contrari ad allargare le sanzioni contro Mosca: «Questo deve essere un campanello d’allarme per l’Europa: il conflitto non può essere contenuto. È nel cuore dell’Europa. Abbiamo appena visto uccisi 180 innocenti cittadini olandesi».
In Europa permane una profonda divisione sull’opportunità e l’efficacia di azioni economiche che penalizzerebbero gli stessi europei. La settimana prossima comunque dovrebbe esserci una riunione d’emergenza in cui discutere proprio di quali nuove mosse fare contro la Russia. È possibile che si chieda alla Francia di smettere la vendita di armi a Mosca, che si discuta se inviare armi al governo di Kiev, e se allargare il numero di oligarchi e società russe da sottoporre a sanzioni finanziarie. Per allora potrebbero esserci prove più dirette e inequivocabili sul coinvolgimento russo. Sempre che le indagini possano davvero andare avanti in «modo completo e indipendente» come ha richiesto ieri il Consiglio di Sicurezza. 

IL MESSAGGERO