Nozze gay, i paletti della Cassazione: ora serve una legge

GAY MARRIAGE BECOMES LEGAL IN CALIFORNIA

La lunga attesa di Angelo e Pier Giorgio, coppia di sessantenni arrivati fino in Cassazione pur di far valere il diritto alle pubblicazioni del loro matrimonio in Campidoglio, è stata delusa. Perché – ha sentenziato la Suprema Corte – la Costituzione e la Corte europea di Strasburgo non impongono «alcun obbligo» al legislatore di estendere il vincolo del matrimonio alle persone dello stesso sesso e, dunque, in tal senso non vi sarebbe alcuna discriminazione. Resta però indiscusso – ed è questo il cuore della pronuncia della Cassazione, firmata dal presidente della prima sezione civile Maria Gabriella Luccioli – il diritto delle coppie gay ad uno «statuto protettivo» delle relazioni diverse da quelle matrimoniali.
E se tale statuto, di qualunque tipo, si farà ancora attendere, «l’operazione di omogeneizzazione» dei diritti e dei doveri potrà comunque «essere svolta dal giudice comune e non solo dalla Corte Costituzionale, in quanto i giudici ordinari sono tenuti ad una interpretazione delle norme non solo costituzionalmente orientata, ma anche convenzionalmente orientata».
LE MOTIVAZIONI
Bisogna leggere con attenzione le diciotto pagine di motivazione per comprendere come la Cassazione, pur respingendo il ricorso dei due attivisti radicali conviventi da decenni, abbia sollecitato «la necessità di un tempestivo intervento del legislatore».
Ad avviso della Suprema Corte, infatti, «la legittimità costituzionale e convenzionale della scelta del legislatore ordinario, in ordine alle forme ed ai modelli all’interno dei quali predisporre per le unioni tra persone dello stesso sesso uno statuto di diritti e doveri coerente con il rango costituzionale di tali relazioni, conduce ad escludere» che l’assenza di una legge per le nozze omosessuali produca discriminazione. Necessario è, semmai, dare «riconoscimento», in base all’articolo 2 della Costituzione che tutela i diritti umani dei singoli e della loro vita sociale e affettiva, a «un nucleo comune di diritti e doveri di assistenza e solidarietà propri delle relazioni affettive di coppia». Occorre pertanto affermare la «riconducibilità» di «tali relazioni nell’alveo delle formazioni sociali dirette allo sviluppo, in forma primaria, della personalità umana».
Per avvalorare la loro decisione, i supremi giudici, in linea con quanto stabilito da recenti sentenze della Corte di Strasburgo, hanno passato in rassegna la Convenzione europea dei diritti dell’uomo: «l’articolo 12 – si sottolinea nella sentenza – ancorché formalmente riferito all’unione matrimoniale eterosessuale, non esclude che gli Stati membri estendano il modello matrimoniale anche alle persone dello stesso sesso, ma nello stesso tempo non contiene alcun obbligo».
GLI STATI
In altre parole, gli Stati possono regolarsi con ampia autonomia sul tema delle nozze gay. «Nell’articolo 8, che sancisce il diritto alla vita privata e familiare, è senz’altro contenuto il diritto a vivere una relazione affettiva tra persone dello stesso sesso protetta dall’ordinamento, ma non necessariamente mediante l’opzione del matrimonio per tali unioni». Nessun obbligo, dunque, ma i diritti vanno assicurati. Le coppie omosessuali possono pertanto «acquisire un grado di protezione e tutela equiparabile a quello matrimoniale in tutte le situazioni nelle quali la mancanza di una disciplina legislativa determina una lesione di diritti fondamentali scaturenti» da tali relazioni.
Da una parte, dunque, la sollecitazione al legislatore ad intervenire sulle coppie di fatto, dall’altra l’implicito invito a chi sul piano dei diritti si sente ”mutilato” a bussare alle porte dei tribunali dove troverà giudici che oltre alla bussola della Costituzione sono pronti a dare tutele più ampie – anche se non ”matrimoniali” – in linea con la giurisprudenza comunitaria più ”liberal” e avanzata. E’ giù successo per i figli delle coppie di fatto equiparati agli altri, per il diritto del convivente a ricevere l’indennizzo assicurativo per la morte sul lavoro del compagno.

Il Messaggero