Ncd si avvicina al quorum: centrodestra unito o si muore

Angelino Alfano

ROMA Sul filo di lana e con il cuore in gola. I centristi combattono per il quorum che balla intorno al fondamentale 4 per cento, proiezione dopo proiezione. Nella sede del Nuovo centrodestra i ministri non si presentano. A fare i conti con l’ansia da prestazione ci sono soltanto il responsabile per il programma, Renato Schifani, la portavoce Barbara Saltamartini e l’ultimo acquisto, Paolo Bonaiuti. Forse il quorum ci sarà, ma è un risultato minimo, lontano dal sogno di una affermazione netta nella prima prova elettorale dopo lo strappo con Berlusconi. E così i più navigati, come Fabrizio Cicchitto, avvertono che «o si riparte in modo significativo, rifondando il centrodestra, oppure rischiamo di rimanere fuori dalla scena per anni». Il che non significa accettare la proposta immediata di tornare sotto l’ala di Berlusconi, come provoca Maurizio Gasparri, perchè «l’ex Cavaliere ha sbagliato tutto», nota la Saltamartini. Il nodo è «ricostruire la nostra identità».
E dire che c’è stato chi come l’ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, twittava «In Europa vinciamo noi, il Partito popolare europeo in netto vantaggio, Socialisti secondi, ciarpame vario disperso.». E se Casini e i suoi sono molto prudenti, gli alfaniani spediscono Renato Schifani davanti alle telecamere per spargere ottimismo. «Sono fiducioso- dice – e convintissimo che raggiungeremo la soglia di sbarramento. E direi che in Italia non sembra prevalere la tendenza a premiare gli estremisti anti europei, che dilagano in Francia e in Grecia. Anzi,i 5 Stelle sono crollati, mentre il Pd ha avuto un’ottima affermazione».
Peccato che il successo dei Democratici pare sia dovuto proprio al cedimento dei moderati. «Che, disorientati, si sono ritirati», nota il vice segretario dell’Udc, Mauro Libè, al quale non sfugge il travaso di voti a vantaggio dei Democratici di Renzi. «Dovremo ripensarci, ridisegnare il futuro di quanti non gridano e non insultano, ma non vedono prospettive. Starà a noi ricostruirle». E Libè dell’Udc già chiede a Renzi «di rispettare il nostro sacrificio, che ci siamo immolati per la tenuta del governo». Per Schifani, «le elezioni si allontanano», nonostante il portavoce del Pd, Lorenzo Guerini, già dichiari che «i cittadini ci chiedono di votare». Certo che il Nuovo centrodestra di Alfano venderà cara la pelle sul fronte delle riforme. Infatti, Schifani avverte: «Ora bisognerà riflettere sull’Italicum perchè in Italia si va affermano una tripolarizzazione della politica. Quindi dovremo interrogarci sull’effiacia di un sistema che prevede un ballottaggio».

QUARTIER GENERALE
Va detto però che nel quartier generale dell’Ncd si tiene comunque sempre d’occhio il risultato complessivo delle forze di centrodestra, che un tempo, eccezion fatta per l’Udc di Casini, partito che per primo si rese autonomo da Berlusconi, erano alleati nel corpaccione del Pdl. «Dobbiamo studiare la sommatoria tra i partiti del centrodestra- conferma Schifani- perchè non ci sfugge che la coalizione della quale facciamo convintamente parte, è scaturita da una situazione di emergenza, che in un domani, anche se non immediato, potrebbe venire meno per le Politiche». E poco più tardi, ai microfoni di Rai news 24, l’ex presidente del Senato è ancor più esplicito. «La nostra collocazione è nel centrodestra- precisa- la presenza nel governo è straordinaria, come lo fu quella di Berlusconi nell’Esecutivo guidato da Enrico Letta. L’appoggio sarà permanente fino alla realizzazione di alcuni obiettivi. Esaurita questa fase, non saremo un alleato permanente del Pd».

IL MESSAGGERO