Milan sulla cresta di Honda Tris al Verona: Inzaghi vola

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Di fatale stavolta c’è soltanto la prova di forza del Milan. E i timori – tanti, troppi – del Verona che alla fine perde 3-1. Il Bentegodi tanto temuto in vigilia da Berlusconi si trasforma in passerella d’onore e il significato è di ampia portata: perché Verona è comunque un campo sempre molto difficile e perché era già una sfida ad alta quota, fra due squadre appaiate al quinto posto. Il Milan si vendica del k.o. di un anno fa e sale verso le zone europee più nobili. Anche in questo caso Inzaghi – che vince la particolare sfida con l’amico Toni – deve ringraziare soprattutto Honda, che ormai fa tutto, e tutto bene: copre, si inserisce, suggerisce e segna. E magari sopperisce anche a un Torres apparso ancora un po’ arrugginito.

PRATERIE — Ad ogni modo va detto che il Verona ha agevolato il compito dei rossoneri. E dire che non ci sarebbe alcun motivo di mostrare tutta questa apprensione. Il Milan parte a ritmi piuttosto blandi, prevale nel possesso palla ma la fa girare lentamente, cercando qualche imbucata qua e là. Eppure nulla: quel pallone sembra scottare fra i piedi dei veronesi, che infatti combinano un pasticcio dietro l’altro nei disimpegni nella propria metà campo. A volte anche al limite dell’area. Capito l’andazzo, il Milan ovviamente prende coraggio e capisce che può iniziare a martellare. Soprattutto a destra, dove la catena Jankovic-Hallfredsson-Agostini in copertura è un disastro. Le colpe maggiori sono della mezzala islandese, che finisce con l’accentrarsi tutte le volte. Consegne del tecnico, immaginiamo, ma il risultato è lasciare poi le praterie in occasione delle ripartenze rossonere. Tradotto: Abate e Honda pascolano e scorrazzano liberi, sovrapponendosi e incrociandosi da perfetto manuale del calcio, anche in virtù della scarsa opposizione veneta.

ECCO IL SOL LEVANTE — Che il Verona sia svagato e preoccupato allo stesso tempo, è ben chiaro sul primo gol: cross innocuo di Abate (che scatta in posizione sospetta di fuorigioco) e Marques, che non è pressato e avrebbe tutto il tempo di ragionare, decide di liberare l’area, infilando invece la propria porta con una svirgolata che a riprovarci altre cento volte non esce più. Proprio mentre i veneti provano a riorganizzarsi (al 25’ un rasoterra di Hallfredsson sibila a pochi centimetri dal palo di Abbiati), il Milan colpisce di nuovo: Verona scoperto, El Shaarawy da sinistra suggerisce verso il centro, Torres si porta via l’uomo e Honda, in completa solitudine, buca Rafael di piattone sinistro. I rossoneri completano l’ottima amministrazione del primo tempo con due super parate di Abbiati, una su Toni e l’altra su Jankovic.
TROPPO TARDI — La ripresa non fa nemmeno in tempo a entrare nel vivo che la partita è praticamente chiusa. Sul banco degli imputati sale di nuovo la fase difensiva veronese, se pensiamo che l’assist per Honda lo confeziona Rami, un difensore centrale, poco prima della metà campo. Il giapponese ringrazia, si invola senza molte difficoltà verso Rafael e lo beffa con un tocco felpato di sinistro. Al Bentegodi cala lo sconforto e la partita piano piano si spegne col passare dei minuti. Il sussulto che potrebbe rinvigorirla è un cross che percorre tutta l’area rossonera e su cui Toni manca del tutto l’impatto, mentre il gol della bandiera arriva con Nico Lopez a tre minuti dal novantesimo. Ma così è davvero troppo tardi e in pieno recupero viene anche espulso Rafa Marquez.
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