Milan-Lazio 1-1, Parolo-Bacca: il pari serve a poco a Mihajlovic, Pioli respira

mihajlovic

L’unico che si beve volentieri il brodino è Pioli. Questo pareggio permette infatti al tecnico della Lazio di restare ancora seduto sulla panchina biancoceleste dopo la disfatta europea. Per il resto, è un 1-1 che non serve a nessuno. Non serve al Milan, che non riesce a rosicchiare punti a Fiorentina e Inter, fermate anch’esse sul pari. E tantomeno serve alla Lazio, che aveva nel mirino proprio il sesto posto – utile per la prossima Europa League – occupato dai rossoneri. Il Milan resta a meno 6 dal piano più alto, e la Lazio a meno 7 dai rossoneri.
le scelte — Era peraltro una sfida più fra due allenatori che fra due squadre. Incrocio particolare: uno – Pioli – che rischiava il posto immediatamente, l’altro – Mihajlovic – potenziale silurato a fine stagione e con possibili orizzonti proprio sull’avversaria di questa sfida. Sinisa per l’occasione ha recuperato Montolivo, che ha saltato Torino, Sassuolo e Chievo. In avanti si è invece rivista l’accoppiata Bacca-Luiz Adriano, che autorizzava sogni estivi in grande stile e che invece è per lo più rimasta un’incompiuta. In porta come al solito Donnarumma, sebbene reduce da una settimana complicata (colpo alla testa col Chievo e poi influenza). Pioli, privo di Konko, Radu e Basta, ha optato per un 4-1-4-1 sistemando larghi in difesa Patric e Braafheid, con Bisevac e Hoedt centrali e Biglia a protezione della linea difensiva. Lulic è tornato ad agire in mediana, mentre davanti spazio all’ex rossonero Matri – che a giugno rientrerà alla base dal prestito -, supportato da Candreva e Felipe Anderson, che ha vinto il ballottaggio con Keita.

botta e risposta — La cosa che più è spiccata nel primo tempo è stata il ritmo. Niente di forsennato, per carità, ma da due squadre accomunate dalla paura di prendere altre sberle, ci si sarebbe potuti immaginare più prudenza. Invece è stata una prima frazione giocata a viso aperto, col Milan per lo più padrone del pallone e la Lazio di rimessa, ma non per questo senza spunti. La prima doccia fredda è stata per i rossoneri, dopo appena nove minuti: angolo di Biglia, e Parolo che è saltato di testa senza essere minimamente impensierito da alcuna marcatura. I vecchi vizi – stiamo ovviamente parlando del Milan – sono davvero duri a morire. Avrebbe potuto essere una botta non indifferente per i rossoneri, che invece hanno avuto il carattere di rimettersi in piedi subito. Soltanto sei minuti più tardi Luiz Adriano è stato bravissimo a difendere palla in area dalla pressione di Bisevac e a servire Bacca sulla corsa: esterno destro imprendibile e ritorno al gol dopo un digiuno lungo quattro partite di campionato (più uno scampolo di Coppa Italia).
legni — Tornata in parità, la partita ha continuato a viaggiare su ritmi interessanti. Il Milan ha provato a entrare più volte con Bonaventura a sinistra (Jack prima ha perso tempo su un’ottima imbeccata di Bacca e poi ha preso la traversa su punizione), ma è stato soprattutto centralmente che ha provato a sfondare appoggiandosi sul doppio centravanti. La Lazio si è affidata soprattutto alle incursioni di Candreva e Felipe Anderson (più il primo del secondo), mentre Matri ha faticato tantissimo a ritagliarsi qualche metro con l’attento Zapata. Nella ripresa i biancocelesti si sono abbassati troppo, lasciando più campo ai padroni di casa, che infatti hanno creato tre pericoli nei primi nove minuti: destro di controbalzo di Bacca e botta di Bonaventura – bravo in entrambe le occasioni Marchetti – e poi Honda ha sprecato sopra la traversa da ottima posizione. Mentre il Milan reclamava un altro rigore (contatto Montolivo-Parolo giudicato fuori area, mentre nel primo tempo aveva protestato Honda) la Lazio è riuscita a reagire con un affondo di Anderson su cui Abate e Donnarumma hanno fatto un miracolo e poi ancora Bonaventura, tutto solo, si è visto respingere da due passi la conclusione da Marchetti e dal palo.
rischi — Per scardinare la partita Mihajlovic ha provato anche a giocare la carta Balotelli (ingresso fischiato da una parte di San Siro), che a differenza di altre volte si è mosso con volontà, e bene, ma senza trovare il guizzo vincente. E anche l’espulsione di Lulic al 39’ non è servita a scardinare il pareggio, anzi, nel finale il Milan ha anche rischiato su un mani di Zapata che poteva costare il rigore. E una parte di San Siro, alla fine, ha fischiato.

La Gazzetta dello Sport