Merkel, sì all’Italia: patto di stabilità più flessibile in cambio di riforme

ANGELA MERKEL 3

Più flessibilità per interpretare le regole di bilancio e un programma ambizioso per gli investimenti finanziato a livello europeo: con il consenso sempre più esplicito di Angela Merkel, il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ieri ha rafforzato nella direzione auspicata dall’Italia il documento di principi che dovrebbe accompagnare la nomina di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione e servire da programma per i prossimi 5 anni. Il Patto di Stabilità non sarà toccato, perché «la credibilità deriva dal rispetto delle regole che ci si è dati», ha spiegato il portavoce della cancelliera tedesca. Ma Merkel è disponibile a «un’applicazione flessibile del Patto in alcuni casi particolari», ha detto Steffen Seibert: per la cancelliera, un «prolungamento delle scadenze» per il rientro del deficit «è possibile ed è già stato usato» in passato in caso di peggioramento della congiuntura, mentre «una clausola per gli investimenti» permette agli Stati membri di discostare dagli obiettivi di bilancio.
L’ultima bozza del documento Van Rompuy ricalca l’apertura di Merkel. «Tutte le nostre economie devono continuare a perseguire riforme strutturali. Molto chiaramente, la nostra forza comune dipende dal successo di ciascun paese», recita il testo che dovrebbe essere approvato giovedì dai leader nella prima giornata del Vertice Europeo a Ypres. 
L’ULTIMA BOZZA

«Appoggiandosi sui recenti sforzi di consolidamento e le regole esistenti del Patto di Stabilità e crescita e un pieno uso della loro flessibilità intrinseca, l’Unione deve fare passi coraggiosi per rafforzare gli investimenti, creare posti di lavoro e incoraggiare riforme per la competitività», dice il documento Van Rompuy. Se formalmente non cambia nulla su deficit e debito, l’invito che i capi di Stato e di governo indirizzano implicitamente alla prossima Commissione è di tenere conto delle circostanze specifiche di ciascun paese e di adottare un approccio meno fiscale nell’interpretazione delle regole di bilancio. «Essendo decisiva per la nomina di Juncker, l’Italia sarà in posizione di forza per negoziare dei margini», spiega una fonte europea.
La parte più innovativa del documento Van Rompuy riguarda gli investimenti. L’idea di un programma pan-europeo, finanziato con l’emissione di titoli comuni, si fa strada. Oltre a mobilitare gli «strumenti esistenti», i leader si impegneranno a sviluppare «nuove capacità finanziarie» dell’Ue per finanziare infrastrutture nei trasporti, nell’energia e nelle telecomunicazioni. Il campo di azione degli investimenti europei dovrebbe essere ampliato all’efficienza energetica, all’innovazione e alla ricerca. Il pacchetto economico include anche il «pieno sfruttamento del mercato interno», un migliore accesso al credito per le Piccole e Medie Imprese, una riduzione del costo del lavoro, un taglio della burocrazia. Per «proteggere i cittadini» europei, che hanno espresso il loro scontento nelle urne, i leader promettono di «rafforzare la lotta contro la disoccupazione giovanile», di agire in modo «più duro sull’immigrazione irregolare» e di rafforzare «la gestione delle frontiere esterne dell’Unione».
La probabile nomina di Juncker rischia però di provocare un rottura con David Cameron, che minaccia di accelerare il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Ue. Il documento Van Rompuy tenta di rispondere alla richiesta del premier britannico di rinegoziare le relazioni con Bruxelles: «l’Unione deve autolimitarsi nell’esercitare le sue competenze». Ma in un incontro con il premier britannico ieri a Londra, Van Rompuy non è riuscito a ricucire. 

Il Messaggero