Mattarella “L’Ue è debitrice di Lampedusa”

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Roma. – Tutta Europa deve guardare a Lampedusa e alla sua abnegazione, che “ha evitato che il Mediterraneo da mare di civiltà diventasse grande cimitero”: con queste parole il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha sigillato la visita a sorpresa nell’isola, dove si è recato a visitare il nuovo centro di accoglienza dei migranti e ha inaugurato il ‘Museo della fiducia e del dialogò. Un’isola di cui “l’Italia è orgogliosa” e verso cui, come tutto il vecchio continente, “è debitrice”. Grazie all’opera dei lampedusani, e delle istituzioni, ha detto il presidente della Repubblica, “tutta Europa si renderà conto del merito storico di quest’isola nei confronti della civiltà europea”. Morti, ma anche salvati, che chiamano in causa “con forza tutte le nostre coscienze e quelle di tutta Europa”. Ed è per questo che, ha aggiunto Mattarella, “nessuno può pensare di lasciare l’Italia e Lampedusa sole davanti a questi drammi”. Ma anche oggi, intanto, si continua a morire nel Mar Mediterraneo. Un’imbarcazione con centinaia di migranti è affondata al largo delle coste di Creta: secondo l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, erano almeno 700 i migranti a bordo. Almeno quattro corpi sono già stati recuperati, 340 migranti sono già in salvo, ma centinaia mancano ancora all’appello. E non è tutto perché il mare continua a restituire cadaveri: almeno 117 corpi senza vita sono stati trovati lungo un tratto di costa libica, vicino la località di Zuara, a 120 km dalla capitale Tripoli. Le foto dei corpi riversi sul bagnasciuga o avvolti in sacchi bianchi già circolano.

L’imbarcazione, un peschereccio lungo 25 metri, era partita da Alessandria, secondo l’Oim, ed è entrata in difficoltà giovedì pomeriggio, a circa 85 chilometri a sud di Creta, in acque internazionali. L’allarme è stato dato da una barca di passaggio e la centrale operativa italiana ha registrato la richiesta di soccorso, attivando le procedure. Ma quando le navi sono arrivate in zona, il peschereccio era già in grave difficoltà, affondato per metà. Alle operazioni partecipano due barche della Guardia costiera greca, cinque natanti civili che si trovavano in zona, un elicottero Super Puma e un aereo.

Non è ancora chiaro se l’imbarcazione fosse diretta in Italia o avesse scelto la rotta per evitare le navi della Nato dispiegate più a Nord. è il terzo salvataggio in mare sulla rotta che unisce Creta al nord Africa. Nei due precedenti casi è certo che il destino finale fosse l’Italia.

L’Oim ha accertato un incremento nella rotta del Mediterraneo centrale, verso l’Italia, mentre calano i transiti verso la Grecia. Secondo gli ultimi dati Onu, 2.500 persone hanno tentato di arrivare in mare in Europa, senza arrivarvi, partendo su precarie condizioni dalla Libia, dalla Turchia o dal Nordafrica, da quando è cominciato il 2016. Ma ora il dato va tristemente aggiornato. Intanto la crisi comincia a creare forti tensioni nei campi profughi della Grecia, dove vengono stipati i migranti irregolari partiti dalla Turchia e che vi saranno rispediti in base all’accordo tra Bruxelles e Ankara. Tafferugli e scontri tra rifugiati di diversa nazionalità nel campo profughi di Samos, nell’Egeo orientale, hanno causato il ferimento di almeno 15 migranti. La polizia ha fatto decine di arresti. Gli scontri sono la prova della rabbia che serpeggia su chi si vede negare l’agognato approdo quando ormai è a un passo dall’Europa: dopo la firma dell’accordo Ue-Turchia c’è una recrudescenza delle violenze, perché i migranti e i rifugiati si sentono frustrati e minacciati.

AGI