Marchionne presenta la nuova Giulia: «Era un dovere rilanciare l’Alfa Romeo»

GIULIA

«Per una vita ho cantato la vittoria dell’amore, ma questa volta non voglio dedicarla ad una donna, ma ad una nuova creatura con quattro ruote bellissime.Ancora oggi ricordo il ruggito, il canto, la melodia dell’Alfa Romeo di papà quando la sera tornava a casa».

Andrea Bocelli, uno di simboli dell’Italia nel mondo, accompagna con la sua inconfondibile voce il velo che si alza dalla nuova Giulia, il primo grande passo della nuova Alfa Romeo. L’occasione è epocale e sul palco dei relatori, nel rinnovato museo della Casa di Arese, c’è anche Sergio Marchionne, l’ad di Fca e presidente Ferrari che ha fortemente voluto il rilancio del brand: «Questa è la conclusione di un lungo processo, un lavoro gestito in silenzio e senza clamori nel quale negli ultimi anni abbiamo investito le nostre migliori risorse.

La verità è che la Fiat di prima non avrebbe mai potuto farlo, non aveva le risorse finanziarie, le capacità tecniche e la rete di distribuzione globale. Tutto questo lo abbiamo ottenuto attraverso la fusione con Chrysler, ora possiamo contare su tradizioni centenarie, ma anche sulla forza del settimo costruttore mondiale». L’amministratore delegato di Fiat Chrysler punta i riflettori sul posizionamento della vettura e su quello del marchio, ricordando gli ambiziosi obiettivi a breve termine: «Potrei raccontarvi con i numeri che la Giulia è un’auto perfetta, ma sarebbe qualcosa di freddo.

La bellezza non fa mai coppia con la perfezione: sta nell’unicità, nell’emozione, nell’intensità. La nuova Giulia e la nuova Alfa Romeo sono diverse dagli altri, non hanno concorrenti. Anche il modo in cui è nata la vettura non ha uguali, abbiamo utilizzato i nostri “skunk”, tecnici ingegneri e designer come quelli della Lockheed che durante la Seconda Guerra Mondiale progettarono in meno di 150 giorni chiusi in un bunker il primo caccia a reazione americano.

Alcune volte per realizzare progetti rivoluzionari è indispensabile rompere gli schemi e noi lo abbiamo fatto. La Giulia è un punto di arrivo, ma soprattutto un punto di partenza, sul rilancio dell’Alfa abbiamo investito 5 miliardi di euro, a questo entro il 2018 seguiranno altri sette modelli e la produzione arriverà a 400 mila unità l’anno, sei volte di più delle 68 mila vetture vendute nel 2014.

Nessun altro marchio esclusa la Ferrari può avere la forza di realizzare un’impresa del genere, ma noi abbiamo dimostrato di poter fare grandi cose anche con l’altro nostro brand globale che ha fatto tre anni di record di fila superando il milione di unità: sia Jeep che Alfa Romeo hanno nel loro Dna qualità ed ambizioni da numeri uno. Il maestro Bocelli ha scelto giusto, l’Alfa è la nostra Turandot».

Marchionne dà l’impressione di aver saldato un debito: «Negli ultimi 30 anni l’Alfa si è portata dietro un senso di incompiutezza che gridava vendetta, lasciarla competere con gli altri marchi generalisti avrebbe voluto dire tradirne lo spirito e i valori. Questo è un lavoro che andava fatto, ridare voce alla vera Alfa era un dovere anche morale».

Marchionne conclude parlando delle altre vicende che interessano Fca, esclude che un eventuale consolidamento influisca sui piani Alfa e tende la mano ai vertici GM: «Entro 2018 anche i dipendenti di Mirafiori rientreranno tutti dalla cassa integrazione. Dopo il grande lavoro che stiamo facendo non cambieremo i piani Alfa nemmeno in caso di fusione: è un gioiello italiano e verrà fatto sempre in Italia con tecnologie dedicate.

Lanciare un’offerta agli investitori GM? Siamo lontani da questa ipotesi, è “ostile” chi non affronta i problemi». Anche Renzi con un tweet ha dato il ben venuto alla Giulia: che bella, bentornata Alfa, l’Italia riparte.

Il Messaggero