Mancini nella tana del Celtic: “Ci sarà da combattere”

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“Bisognerà essere scaltri e capire le situazioni”. Celtic-Inter non rappresenta solo una prova tecnica. Ma anche e soprattutto una mentale. Al Celtic Park sono attesi circa 60 mila tifosi, la partita dei sedicesimi di Europa League è un passaggio fondamentale della stagione.
LOTTA — “Spero che la squadra continui a crescere come ha dimostrato nelle ultime settimane – spiega Mancini nella conferenza della vigilia -. Sarà una partita completamente diversa da quelle del campionato, ci sarà da combattere. Ci sarà un’atmosfera fantastica, una cosa che purtroppo in Italia un po’ si è persa”. Allora non serve solo avere idee di gioco e buon palleggio, servirà pure forza mentale e fisica. “Esiste la possibilità che scelga la formazione in base anche a questo aspetto – ammette il tecnico di Jesi -. La finale è un obiettivo, ma la strada è molto lunga, ci sono ancora quattro turni. Intanto pensiamo a questa partita: se vogliamo diventare più bravi il Celtic Park è una tappa fondamentale. Kovacic? Spero sia la notte dell’Inter, poi Mateo è un giocatore di qualità e spero che possa fare bene”.
RANOCCHIA — A parlare c’è anche il capitano, Andrea Ranocchia. Il quale si dice pronto “fisicamente e mentalmente”. Quel secondo avverbio, con una certa sottolineatura di voce, spalanca alla domanda più banale: perché? “Perché in Italia la stampa e certe persone mi mettono sulla graticola. Con Mancini sto lavorando quotidianamente per diventare più “cattivo””. All’esterno dello stadio ci sono i cartelloni che ricordano la finale della Coppa Campioni del 1967 (trionfale per i Bhoys, desolante per i nerazzurri). “Credo che non fosse nato nemmeno mio padre – sorride Ranocchia – oppure aveva 2-3 anni. Quindi non può certo metterci pressioni. Sarà adrenalina da divertimento domani sera, non da pressione. Sarà una grande partita di calcio”.
GAZZETTA DELLO SPORT