«Mafia capitale non è un’altra Tangentopoli»

Mafia Capitale

Mafia Capitale? È altro da Tangentopoli: è il sintomo di una «politica così debole che è preda di interessi economici e criminali». Le critiche della magistratura ai provvedimenti del governo contro la corruzione e la prescrizione? «L’Anm dovrebbe essere più obiettiva». Il Guardasigilli Andrea Orlando interviene all’indomani dell’altolà del premier Renzi che, intervistato dal Messaggero, ha sollecitato i magistrati ad essere veloci con i processi evitando di parlare attraverso i comunicati.
Ministro, la magistratura associata non ci sta e fa sapere che offrire il proprio contributo alla formazione delle leggi è segno di democrazia. Lei da che parte sta?
«Non voglio acuire le polemiche. Penso che Renzi non si riferisca tanto alla magistratura associata quanto a singole prese di posizione. Riconosco che l’Anm può avere un ruolo anche nel miglioramento del processo legislativo, purché questo sia esercitato in modo più obiettivo di quanto non si sia verificato nelle ultime settimane».
Perché, l’Anm non sarebbe stata obiettiva?
«Sembra che i giudizi siano stati molto condizionati dal clima che si è venuto a creare in seguito alla rottura su alcuni punti specifici. Per esempio, sul civile l’Anm aveva collaborato ampiamente alla redazione del decreto, ma l’introduzione della norma sulle ferie l’ha portata a dare un giudizio molto negativo sull’intera riforma. Quanto alle priorità, l’Anm si lamenta di cose inesatte: ricordo che sulla responsabilità civile dei magistrati siamo partiti molto dopo aver affrontato il civile, le carceri, il processo civile telematico, la costituzione dell’ufficio del processo e gli organici amministrativi»
Sta forse dicendo che l’intervento sulle ferie dei magistrati voluto da Renzi ha incrinato i rapporti con l’Anm?
«Non è che le norme cambiano di segno se si riducono o meno le ferie ai magistrati. Mi pare, invece, che alcune riforme tanto reclamate siano cadute nel dimenticatoio. Penso all’autoriciclaggio, per anni indicato come essenziale al rafforzamento del contrasto alla criminalità mafiosa. Quando la legge è stata approvata c’è stato il silenzio. E questo vale anche per alcuni strumenti deflattivi largamente voluti dalla magistratura: l’archiviazione per tenuità del fatto, ad esempio, non ha ricevuto il sostegno che ci si attendeva dall’Anm, nonostante l’apprezzamento di alcune grandi procure. Il reato di falso in bilancio, poi, incardinato in commissione al Senato, sembra che non esista nei loro comunicati».
Andiamo con ordine. Dopo il caso Mafia Capitale Renzi aveva annunciato una stretta sui reati contro la pubblica amministrazione. Ne è uscito un testo che aumenta la pena soltanto per la corruzione e che incide sui sequestri dei beni: norme peraltro inserite in un più ampio ddl riforma del processo penale che era stato approvato dal governo nel lontano 29 agosto e mai depositato in Parlamento. Il governo sta scontando l’effetto annuncio?
«Le modifiche proposte da Renzi sono aggiuntive rispetto a una serie di disegni di legge già incardinati, come ad esempio quello ora al Senato sulla criminalità economica che contiene l’autoriciclaggio (già approvato col rientro dei capitali), il falso in bilancio e la confisca allargata dei beni. Il segnale politico che abbiamo voluto dare ai corrotti è il seguente: non guardate solo agli anni della pena che sconterete, ma sappiate che ci sarà un’aggressione ai patrimoni come è accaduto per la mafia. Nel nostro lavoro abbiamo sempre cercato di tener conto delle sensibilità della maggioranza e del parlamento per arrivare alla mèta. E sono convinto che entro gennaio il Senato approverà le norme sulla criminalità economica e che entro febbraio-marzo si potrà chiudere anche alla Camera».
E la prescrizione? Il ddl del governo è ritenuto assai timido.
«Piuttosto che fare norme sul singolo reato, credo che sia preferibile rivedere la prescrizione complessivamente, verificando poi l’impatto della modifica sui reati che si prescrivono più frequentemente. Mi sento di poter dire che la combinazione tra l’aumento tra il massimo edittale per la corruzione (passata da 8 a 10 anni, ndr), l’introduzione dell’autoriciclaggio e la modifica da noi proposta (stop alla prescrizione per due anni dopo la condanna di primo grado e di un anno prima di arrivare in Cassazione, ndr), potrebbe evitare il macero di quasi tutti i processi per reati contro la Pubblica amministrazione che oggi si prescrivono. Per avere un ordine di grandezza, nel 2012 si è prescritto il 4% dei processi per reati contro la Pa, e questo prima dell’innalzamento delle pene introdotto dalla legge Severino, sempre nel 2012».
Ministro, in Mafia Capitale il peso della corruzione è aggravato dall’associazione mafiosa. E’ una degenerazione di Tangentopoli o, secondo lei, è qualcosa di diverso?
«E’ qualcosa di diverso e non necessariamente di meno grave: mentre ai tempi di Tangentopoli era la politica che vessava l’economia, in questa caso abbiamo a che fare con una politica così debole che è preda di interessi economici e criminali di ogni sorta. Questo ci deve far riflettere sull’autonomia dei partiti e su come ricostruire l’autorevolezza della politica. La crisi dei partiti ha creato una sorta di putrescenza di alcune strutture pubbliche»
Per il Pd romano, commissariato, è stato un colpo non da poco.
«Si tratta di vicende che non nascono in questi mesi ma che si sviluppano con l’altra amministrazione precedente, anche se il Pd non ha saputo essere impermeabile. Credo che con il commissariamento di Orfini il partito abbia affrontato tempestivamente la questione»
Le cooperative di Buzzi, uno degli arrestati, erano molto attive nell’offrire lavoro ai detenuti. Tutto da rivedere?
«Evitiamo che questo fango ricopra tutto il sistema della cooperazione che lavora molto col volontariato. Vanno però ridotti i margini di discrezionalità nell’affidamento dei lavori. In questo senso stiamo lavorando per rivedere i rapporti che la Cassa delle ammende e il Dap hanno con il mondo delle cooperative».

Il Messaggero