Lotito-Lazio, 10 anni insieme. Latino, fiuto e spallate per il rilancio

Claudio Lotito 1
Faceva molto caldo quel 19 luglio 2004, sono passati dieci anni. L’aria irrespirabile rendeva alla perfezione lo stato d’animo dei tifosi laziali. Ancora poche ore e il loro club sarebbe sparito, cancellato da debiti che nessuno voleva più garantire. Per un anno e mezzo, dal crac Cragnotti del gennaio 2003, aveva provveduto un pool di creditori della società, guidati da Capitalia. Il tempo dei salvataggi era però scaduto, serviva un proprietario capace di garantire la montagna di debiti che si era accumulata (causata da Cragnotti, ma anche dal management che aveva gestito la successiva fase di interregno).
A gamba tesa È in questo contesto che appare sulla scena il quarantasettenne imprenditore romano Claudio Lotito. Ha interessi nel campo delle imprese di pulizia e nel settore della vigilanza, è imparentato (grazie alla moglie Cristina) con la famiglia Mezzaroma, ma soprattutto ha grande feeling con il Governatore della Regione Francesco Storace. È lui il suo grande sponsor. Ed è grazie ai crediti che, come imprenditore, vanta nei confronti della Regione che Lotito mette le mani sulla Lazio. Una battaglia l’ha già vinta prima ancora di cominciare. Per il salvataggio del club le istituzioni pubbliche avevano concepito una sorta di compromesso storico. La proprietà della Lazio sarebbe stata divisa al 50 per cento tra due imprenditori di medio calibro: uno (Lotito) «vicino» al Governatore di Destra Storace, l’altro (Tulli), «prossimo» al sindaco di sinistra Veltroni. Lotito fa finta di accettare, quindi si smarca e si prende la Lazio da solo…
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