L’Italia di Conte non sa più vincere

CONTE_ALLENATORE

Tanti rimpianti e poche certezze. L’Italia pareggia con l’Inghilterra giocando un buon calcio per almeno un’ora, poi si fa riprendere, nel finale rischia di perdere, ma anche di vincere. Pareggio giusto. Né promossa, né bocciata, rimandata.

La squadra di Conte è da rivedere. Torino risponde in maniera tiepida all’arrivo della Nazionale; tribune con alcuni spazi vuoti, i tifosi del Toro restano lontani dallo Juventus Stadium, quelli bianconeri ancora non hanno firmato l’armistizio con la Federazione. Alla fine è tregua armata. Conte manda in campo una squadra sperimentale, dell’Italia c’è solo la maglia color azzurro Savoia. Per il resto – escludendo i titolarissimi Buffon, Bonucci e Chiellini – la formazione assomiglia più una rappresentativa di Lega che a una nazionale vera e propria. La squadra di Conte cerca di svolgere il compitino con ordine, propone una manovra scolastica al cospetto dei maestri del football, coi giocatori italiani che appaiono più preoccupati a leggere lo spartito piuttosto che a interpretarlo. Il primo tiro in porta della partita è made in Italy: Parolo minaccia Hart con un destro dalla lunga distanza che il portiere alza sopra la traversa. Poi Darmian sfonda sulla sinistra, arriva sul fondo e mette in mezzo, con Eder che viene anticipato dai bobbies della Regina. La prima vera emozione della sfida la regala Rooney che calcia da fuori area colpendo la traversa.

Gli italiani hanno miglior mira, e passano poco prima della mezz’ora; Chiellini lavora un buon pallone sulla sinistra, rientra sul destro e mette al centro: Pellè – sul primo palo – anticipa tutti e con un tocco calibrato di testa mette alle spalle di Hart. Uno a zero. Gli inglesi accusano il colpo, anestetizzati dalla strategia della difesa azzurra abile a disinnescare la rapidità di Walcott e Kane abbassando sistematicamente il proprio baricentro. Così facendo, gli spazi si riducono, e gli inglesi non hanno modo di sviluppare la propria manovra in velocità. L’Italia continua a fare il compitino, quella azzurra è una squadra di operai che lavora e sviluppa la catena di montaggio per costruire un successo insperato. Soriano e Valdifiori riescono a cucire il gioco, Darmian si impadronisce della propria corsia divenendo una spina nel fianco per la formazione inglese. Un timido applauso accompagna gli azzurri negli spogliatoi per l’intervallo. In avvio di ripresa Darmian mette Eder nelle condizioni di battere a rete da pochi metri, Hart si salva uscendo alla disperata.

Dall’altra parte Kane prova a minacciare Buffon con un destro deviato in angolo da Ranocchia. Poi Gibbs calcia sull’esterno della rete col sinistro sciupando un ottimo assist di Rooney. Dopo un’ora Conte getta nella mischia Vasquez al posto di Eder, e richiama in panchina Florenzi e Pellè per Abate e Immobile. C’è spazio anche per Verratti che prende il posto dell’esordiente Valdifiori. Gli azzurri continuano a spendersi con generosità, limitando la pressione degli inglesi. Buffon si oppone da campione su una conclusione velenosa di Rooney, ma non può nulla quando – al 34’ – Townsend esplode un destro in diagonale che si infila a fil di palo.

Ora gli inglesi ci credono, Buffon chiude la porta in faccia a Rooney intercettando un tiro ravvicinato. L’Italia sbanda, Ranocchia domina sui palloni aerei, ma la pressione avversaria aumenta. L’Italia ha l’occasione per colpire in contropiede, ma Antonelli sbaglia un’occasione clamorosa davanti a Hart. Game over.

Il Tempo