L’Inter torna sulla terra: Mancini cambia tutto con la Samp

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La botta è stata pesante, più o meno come una lezione. Di colpo, dopo lequattro pappine ingoiate dalla Fiorentina, l’ambiente interista è sprofondato nella mestizia. Lo spogliatoio, che per cinque partite aveva festeggiato le vittorie con selfie trionfanti e subito pubblicati sui social, s’è ammutolito. Erick Thohir, che nella mezza settimana trascorsa a Milano ha avuto la disavventura di assistere alle due peggiori prestazioni dell’Inter (Verona e Fiorentina) ha invitato tutti a una pronta riscossa, mostrando una faccia poco rassicurante. Del resto, drammatizzando un po’, si sa bene qual è l’obiettivo del club in questa stagione: o Champions, o morte. Guai, dopo gli investimenti estivi, se non si arrivasse nei primi tre posti, meglio nei primi due: si dovrebbe ricominciare tutto da capo, smantellare, vendere altri pezzi pregiati, insomma un bel pasticcio.

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Nel buio dopopartita, Roberto Mancini ha dovuto travestirsi da saltimbanco, e ridere, e scherzare, e fare battute coi cronisti, per ostentare serenità, tirando fuori quel vecchio adagio del suo maestro Vujadin Boskov: “Lui diceva sempre: meglio perdere una partita 4-0 che quattro partite per 1-0…”. E non solo: “Siamo sempre primi in classifica. Sapevamo che non le avremmo vinte tutte. Ci aspettavamo una sconfitta prima o poi, è normale”. In cuor suo però il dispetto e la rabbia per la sconfitta sono enormi.  L’Inter non ha reagito alle prime vere difficoltà della stagione, in primis quella di ritrovarsi in svantaggio, sensazione mai provata prima. In secondo luogo si è mostrata pesante contro un avversario che l’ha messa sul palleggio e sull’agilità, infatti ha costretto l’Inter a un orrendo 31% di possesso palla, il minimo storico, anche se sul dato pesa l’aver dovuto giocare in 10 per un’ora. Terzo, gli errori individuali sono stati pagati a carissimo prezzo, a cominciare da quelli di Handanovic che peraltro si è assunto la responsabilità della sconfitta (e a guardare gli episodi del primo tempo nessuno gli dà torto, anzi). Quarto, l’assenza di Jovetic per infortunio (tornerà dopo la sosta) ha privato la manovra offensiva del suo geniaccio.

Per questi motivi, domenica a Genova contro la Sampdoria il Mancio medita cambiamenti. Guarin soprattutto, ma anche Kondogbia, rischiano la panchina a beneficio di Brozovic, e a centrocampo ci sarebbe spazio anche per Medel se la squalifica di Miranda non lo costringesse a rimanere in difesa. Anche Telles, al solito abile in attacco ma rivedibilissimo in fase difensiva, potrebbe avere un turno di riposo: è pronto Juan Jesus, ma in settimana si capirà di più. A Genova potrebbe suonare di nuovo l’ora di Ljajic, vista l’indisponibilità di Jovetic e la prestazione oscura di Perisic sulla fascia destra, anche se al croato contro la Fiorentina si è chiesto un lavoro di copertura su Alonso che l’ha tenuto lontano dalla zona

offensiva. Insomma sarà a Genova, contro la sua Samp, che Mancini dovrà rialzare l’Inter, e dimostrare che gli elogi delle prime cinque giornate non erano solo un’ubriacatura collettiva, o che non lo fossero le critiche degli esteti. E dopo la sosta, subito un Inter-Juventus che mai sarà una partita normale. Entro il 18 ottobre capiremo che Inter è questa, e se avrà saputo ripartire di slancio, come sanno fare le grandi squadre.

La Repubblica