L’Inter sbatte sul muro dell’Udinese

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Riscatto dopo l’Atalanta e rincorsa all’Europa League: all’Inter riesce tutto a metà. Guadagna un punto sul Parma e accorcia le distanze con la Fiorentina, ma perché, perché regala sempre un tempo? Bella l’Udinese sbarazzina di Guidolin che merita il pareggio e fa brillare il talento del 17enne Scuffet. A San Siro Thohir è indeciso se addormentarsi o pensare che i suoi ragazzi gli fanno un dispetto tutte le volte che si sobbarca 15 ore di fuso orario: nel primo tempo l’Inter è indolente, non sfonda sulle fasce per merito dei giovani difensori friulani e si fa infilare per vie centrali. Insomma, in casa è un tabù, c’è il solito problema: sterile possesso palla, errori di impostazione come se si imbarazzasse davanti al suo pubblico, ieri sera fischiante per il noioso spettacolo. Guarin spara alla Luna, Hernanes disegna con la precisione di un compasso senza punta, Nagatomo è uno stantuffo senza fiato, Icardi non la vede se non nel finale.

L’Udinese con Muriel per Di Natale e Badu per Pinzi, non fa sfraceli ma è ordinata, si chiude a riccio (Heurtaux ottimo su Palacio, male in zona gol) e riparte velocissima. La chance più pericolosa è quella di Bruno Fernandes, Handanovic non trattiene, ma Badu fallisce il tap-in. Dopo aver regalato di nuovo i primi 45’, è l’ingresso di Alvarez per Guarin (pessimo) a cambiare il volto al gioco dei nerazzurri: arrivano sul fondo con maggior continuità e sciupano come di consueto. Si contano: punizione di Hernanes che sibila a un soffio dall’incrocio dei pali, Scuffet che si supera su un siluro dell’ex Lazio, Samuel che solo in area spreca su calcio d’angolo (Mazzarri inviperito si mangia una bottiglietta di plastica) e Icardi che prima sbaglia su cross di Nagatomo e poi su azione convulsa. Poi a dir poco miracoloso Scuffet su Cambiasso e su Palacio con Domizzi che salva sulla linea il tentativo di D’Ambrosio. Ci sarebbe pure un braccio malandrino di Heurtaux in area, ma nel dubbio, come per tutta la stagione, il rigore non viene concesso. L’Udinese stringe i denti e spreca l’ultimo buon contropiede.

IL TEMPO