L’Inter fra Europa e futuro cerca nuove vie del gol

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A metà del guado fra un’Europa da conquistare e un futuro da consolidare – e una cosa tirerà l’altra – Walter Mazzarri studia nuove vie verso il gol. Perché stasera rivedrà Livorno e poi magari non morirà (di nostalgia), ma insomma qualche numero gli tornerà in mente. Tipo i 75 gol segnati in quel campionato: era la stagione 2003-2004, 3° posto finale e promozione in Serie A al termine di una maratona, quell’anomalo torneo di B a 24 squadre, con 46 partite e dunque una media-gol finale di 1,63, a fronte dell’attuale 1,56. Tipo, soprattutto, i 53 gol totali segnati dalla sua coppia di attaccanti: 29 Lucarelli, 24 Protti e quando c’era da giocare contro quel Livorno si gridava «attenti a quei due» .

Meglio in trasferta? Successe appena sei volte su 46 (e mai due volte di seguito) che la domenica non venisse aggiornata la casella gol segnati. All’Inter di quest’anno sei volte è già successo, però con 30 partite giocate: tre volte a San Siro dove il suo mal d’attacco si è fatto quasi cronico nel 2014, con appena cinque gol in sette partite. Tanto da far pensare che sia meglio giocare in trasferta, dove in effetti l’Inter ha dimostrato di giocare decisamente meglio. Mazzarri ieri non si è spinto così in là: «Non voglio pensare a questo: io vorrei sempre giocare in casa». Però intanto spera che almeno l’andatura lontano da San Siro abbia una conferma di continuità, dopo le due vittorie (Firenze e Verona) e il pareggio (Roma) seguiti alla sconfitta con la Juventus. Quel suo Livorno, tanto per stare in tema, migliorò il rendimento esterno proprio nel girone di ritorno, con cinque vittorie contro le due dell’andata: l’Inter è ferma a due (più tre all’andata), ma ha a disposizione altri cinque «viaggi», compreso quello di stasera .

Non solo per la classifica Utilizzarli bene può aiutare Mazzarri a confermare uno dei suoi trend: più punti nella seconda metà del campionato rispetto alla prima (al momento sono 32 a 16). Dunque ad agganciare il treno per l’Europa, perché vincere stasera significherebbe tornare a -1 dal quarto posto della Fiorentina. Dunque a convincere Thohir non solo a continuare con lui, ma anche a rinnovargli il contratto, per coerenza con un progetto di rilancio pluriennale. Ma questi sono discorsi, dunque parole: invece oggi all’Inter, dunque a Mazzarri, serve a che a parlare siano solo i risultati, ovvero i gol. Ieri il tecnico non ha negato che qualcosa si sia inceppato nei meccanismi offensivi: «La responsabilità di segnare non è solo degli attaccanti: quando segnavamo tanto, segnavamo tutti. E soprattutto contro le squadre che si chiudono, meno punti di riferimento si danno e meglio è». Anche perché, a proposito di nostalgia di Lucarelli e Protti, l’unico vero punto di riferimento in fatto di numero di gol finora è stato Palacio: «L’unico davvero valutabile fra gli attaccanti: gli altri, da Icardi a Milito passando per Alvarez, hanno avuto troppa discontinuità di impiego» .

Camaleonte Fatto sta che per arrivare più facilmente al gol Mazzarri ha studiato, anche per stasera, strade alternative: già percorse giovedì sera, e però attraversarle dall’inizio sarebbe una specie di svolta. Dunque probabile impiego dall’inizio di Alvarez al posto di Guarin, per disegnare un 3-5-2 comunque diverso, che in base a come si schiererà il Livorno potrebbe anche essere subito un 3-4-3: «L’importante è saper cambiare pelle anche durante la partita». Come nella ripresa contro l’Udinese: ovvero i 45’ in cui la squadra ha trovato un contributo diverso da Hernanes, più fluidità di gioco, continuità nella pericolosità, efficacia nella costruzione di occasioni per segnare. Sperando che stavolta arrivino anche i gol, però.

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