L’IMPORTANZA DELLA STORIA

Antonio Conte

Cosa vuole Antonio Conte? Per quel quel che traspare mentre dirige la squadra dalla panchina, dalle sue interviste pre- e post- gara e ricordando la sua grinta in campo quando era calciatore (e capitano) della Juventus, sembra che voglia l’immortalità, l’esser ricordato e (perché no?) essere “l’unico”.
Fuori prematuramente dalla Champions e dalla Coppa Italia, quale successo della Juve di Conte di oggi potrebbe essere preso ad esempio dai giornalisti e dagli addetti ai lavori tra qualche anno, magari come esempio da emulare? Mourinho con l’Inter ha fatto il “triplete”, ma quest’obiettivo al massimo è eguagliabile, o migliorabile solo se nella stessa stagione ci si aggiudichi anche la SuperCoppa Europea ed il Mondiale per Club (ma ciò comporterebbe l’aver vinto la Champions già l’anno prima). Cosa resta? Certo, non è facile la doppietta Campionato-Europa League, ma non sarebbe paragonabile a quanto fatto dai nerazzurri del tecnico portoghese nella stagione 2009/10, così verrebbe poco pubblicizzata ed oscurata.

E allora? Cosa può fare Conte quest’anno per rimanere nella storia, nell’immaginario collettivo ed essere citato come esempio “unico”? Escludendo i campionati pioneristici disputati agli albori del calcio italiano e considerando quelli giocati dalla Prima Guerra Mondiale in poi, vincere 3 scudetti di fila (ma anche non) mica è roba da tutti: consecutivamente ci sono riusciti solo Carlo Carcano, proprio con la “Juventus del Quinquennio” agli inizi anni ’30 (per lui addirittura un poker, quasi cinquina se non fosse stato rimosso dall’incarico per un sospetto orientamento omosessuale), e Fabio Capello con il Milan (1992, 1993 e 1994), tutti allenatori – per chi osserva queste cose – aventi il cognome con l’iniziale C (il cosiddetto “fattore C”), proprio come Conte.

Addirittura celebratissimi allenatori del passato ci hanno provato, senza riuscirci però: dal mago Herrera al paròn Rocco, al professor Bernardini. Finanche i pluriscudettati Trapattoni e Lippi, maestri del tecnico leccese, non ci sono riusciti.
Per dovere di cronaca, Mancini ottenne il tris consecutivo, ma viziato dal primo scudetto (quello 2005/06) vinto “a tavolino” (cosiddetto “di cartone”): dopo esser arrivato 3° in campionato e si vide assegnato il titolo di campione d’Italia in un modo che ad oggi fa ancora discutere e che non ha precedenti nella Serie A, giacché gli altri 2 titoli finora revocati (Torino 1926/27 e proprio Juventus 2004/05, anno di cui si ha traccia delle telefonate incriminate di Moggi) sono rimasti “non assegnati”. Ma questo è un altro discorso, non oggetto di questo articolo.

Tornando dunque all’impresa del “tris di scudetti”, questo traguardo sarebbe sì di notevole portata, ma, come si è già evidenziato, Conte non sarebbe l’unico ad esserci riuscito. L’ultimo cronologicamente, ma non “l’unico”. Quindi, per cosa potrebbe esser ricordato nell’immaginario collettivo il bravo e grintoso allenatore di Lecce? Il record dei punti conquistati, anzi: l’essere il primo ad abbattere il muro dei 100 punti conquistati in una singola stagione! Un primato che probabilmente ogni allenatore dentro di sé cova. Un primato che farebbe partire subito in confronto (ce la farà? …non ce la farà?), anche tra venti, trenta, quarantanni, appena una qualsiasi squadra dovesse ritrovarsi in fuga.

Ecco quel che vuole essere Conte per tutti i mister dall’anno prossimo in poi: essere quel punto di riferimento che sono solitamente i primatisti di un record in atletica o nel nuoto, essere pure quell’avversario “fantasma” contro cui giocare e, perché no, essere ricordato nelle chiacchiere da bar o nel talk-show calcistici come “quello dei 100 punti”!

Un po’ come Trapattoni, ricordato certo come il grande condottiero della Juve che vinse tutto in Italia, in Europa e nel Mondo, ma che è anche associato e citato con “l’Inter dei record” 1988/89.
Ma c’è di più, per uno juventino verace come Conte: cancellare l’attuale primato di punti conquistati in un campionato a 20 squadre, quei 97 punti conquistati da un’altra “Inter dei record”, quella di Mancini 2006/07, quella dell’immediato post-Calciopoli, quando la Juve fu mandata per punizione in Serie B ed il Milan penalizzato (e quel Milan quell’anno si laureò campione d’Europa).

E chi lo sa? Forse proprio scolorire quell’Inter di Massimo Moratti potrebbe essere il regalo di addio, di commiato, di Antonio Conte verso il suo presidente Andrea Agnelli, che da quando ha assunto la direzione della Juventus ha sempre rivendicato quei 2 scudetti “vinti sul campo e tolti” e giudicato come immeritata quella marcia trionfale di due ex bianconeri (Ibrahimovic e Vieira) con i colori nerazzurri.

Giuseppe Lugli