Lilì Marlen

Portaportese

E’ sempre stato bello pensare adesso vado, sarà presto, potrò godermela attraversando la città ancor prima del risveglio di tanti. Roma alle 6,30 del giorno di festa è dolce, libera, il primo sole fa rosa i marmi e quanti ce ne sono. Lungotevere , San Pietro, Trastevere e lì in piazza Santa Maria cappuccino e cornetto , altro che cappuccio e brioche, tutta un’altra cosa.

Scivolare tra tanta armonia è quiete che riempie restituendo equilibrio e serenità , è voglia di vivere e di esserci ancora.

Riconosco in questi valori un ordine ed un significato che va oltre ogni più lecita attesa e che consente di porre riparo alla confusione ed alla superficialità riscoprendo se stessi negli occhi degli altri e della gente più semplice, dal profondo di quanto ricevi.

Lascio la moto in un vicoletto che finisce ai margini del mercato più bello di Roma , la guardo, mi piace , le mie due ruote sempre con me ed io con loro nei momenti più belli , tra i banchi di Porta Portese.

Quella mattina di una domenica che non ricordo era nell’aria la voglia di rigattieri , svuota cantine, usati di ogni genere capaci di sorprendere . Era lì che volevo stare , come quasi sempre del resto.

La mia attrazione verso questa parte del mercato , poi meglio tra me e me nel tempo compresa, era in realtà dovuta ad alcune convinzioni,  risultato e frutto dell’esperienza acquisita :

– i rigattieri ; la naturale simpatia verso la loro semplice e popolana umanità , venditori professionali non sempre, affidabili anche ma attori e protagonisti questo sì

– lo scopo ; l’idea di poter riscoprire qualcosa di unico, introvabile, meglio sepolto e messo ai margini ma ritrovato sui teli di bancarella ed ancora capace di restituire qualcosa , anzi di più di qualsiasdi lecita attesa

– i costi ; a prezzi spesso non corrispondenti al valore dell’oggetto in vendita , sia dal punto di vista venale che da quello simbolico, almeno secondo la mia valutazione.

Mi era chiaro, infatti, che spesso gli svuota cantine non conoscessero affatto il valore reale degli oggetti in vendita e che ancora più spesso i loro stessi “datori di lavoro” non conoscessero affatto quel che da loro era stato ceduto.

Una ultima considerazione , infine, mi aveva sempre sostenuto nel ricercare alcuni oggetti non necessariamente molto costosi , l’idea cioè che non ci fosse niente come loro , alcuni in particolare, capace di fissare gli istanti della memoria e l’immediata possibilità di restituirla intatta, tutta e piena nel momento in cui li guardi , quasi che loro , gli oggetti,  dicano ammiccando ” Ti ricordi ? ” .

Ho comprato così molte piccole cose , accendini antivento anni 30 e 40, Ronson a benzina, non gas, disegni d’epoca, grafica ed acquaforti, ceramiche, foto di scena in bianco e nero, profumi, essenze d’altri tempi e carillon … uno in particolare in un cofanetto di legno con la foto di Marlene Dietrich , ed al giro di manovella le note di …. Lilì Marlen !

Tempi di guerra , nella storia di chi c’era , di Roma e non solo.

Giuseppe , mio padre, catturato dai tedeschi a Cefalonia , ardito guastatore da sbarco, recluso poi come prigioniero di guerra in un campo di concentramento in Austria, mi raccontava che , stranamente, rispetto al fatto che quella canzone fosse tedesca e fosse noto a tutti che le truppe tedesche la cantassero quasi fosse un segno di forte loro identità ed appartenenza, fosse invece cantata , alla fine della guerra , da italiani e non con il significato della speranza , della sopravvivenza e della fine della guerra.

Per tornare alla canzone  credo che la sua popolarità ancora attuale sia dovuta alla dolcezza malinconica di quella melodia, alla bellezza di una splendida giovane Marlene , al suo modo di stare seduta, ad un magnifico paio di gambe in ardita postura per l’epoca, ma con qualcosa di familiare e comune a tanti nella capacità di evocare casa, mogli, fidanzate e calore umano.

La storia di questo brano ha inizio nel 1915 quando Hans Leip , giovane caporale di guardia ad una caserma di Berlino, scrive dei versi alla vigilia della sua partenza per il fronte russo . Questi versi intitolati ” Ballata di una giovane sentinella ” furono pubblicati nel 1937 ed attirarono l’attenzione del pianista Norbert Schulze che volle musicarli su un arrangiamento di marcia militare , ottenendo alla fine il risultato che tutti conosciamo.

In un fumoso cabaret di Berlino , nel dicembre 1938 , Lale Andersen esegue per la prima volta ” LiLì Marlen”. Il pubblico , che tra un sorso e l’altro di birra ondeggiava sul ritmo di canzoni allegre , sulle prime rimase sorpreso da questa ballata malinconica  poi scoppiò in un lunghissimo applauso. Il brano venne così ripetuto le sere successive ed anche poi stampato su 78 giri , in appena 700 copie, su etichetta Apollo Verlag per venire presto dimenticato in una Germania che si accingeva a scrivere una delle pagine più tragiche della storia del Novecento.

Il “caso Lilì Marlen ” scoppiò dopo l’occupazione tedesca della Jugoslavia nel 1941 quando Radio Belgrado cominciò a mandare in onda programmi di propaganda e , seppur sgradita al Reich ed a Goebbels in particolare , questa canzone venne inserita come sigla di chiusura dietro insistenza del Feldmaresciallo Rommel , diventando nel giro di pochissimo tempo il motivo preferito di soldati e civili di entrambi i fronti.

Una delle ambientazioni più significative di questo brano, che io ricordi,  riusci a ricreare una scomposta, irripetibile atmosfera nel mix dei suoni e delle parole della canzone con in sottofondo i terribili rumori della guerra , del fronte e dei bombardamenti e lì capii meglio il perchè fosse poi diventata così nota e popolare a tutti , quasi fosse un antidoto , un segno , una possibilità di riscatto e di pace che prima o poi sarebbe arrivata.

Quando Radio Belgrado decise di cambiare sigla si sollevò un furioso coro di proteste mentre la voce delle truppe portava la canzone ovunque da Stalingrado ad El Alamein . Perfino gli americani ne vennero contagiati ed a farla conoscere loro fu Marlene Dietrich che per sfuggire al nazismo si era nel  frattempo trasferita negli Stati Uniti.

Ancora oggi nel riprendere in mano quella scatolina di legno e nell’aprirla girando la manovella per risentire le note di Lilì Marlen …….

” Tutte le sere

sotto quel fanal,

presso la caserma

ti stavo ad aspettar.

Anche stasera aspetterò

e tutto il mondo scorderò,

con te Lilì Marlen,

con te Lilì Marlen ……..”

Guido De Sanctis