Legge elettorale alla prova del voto Renzi scrive al Pd «Dignità in gioco»

Matteo Renzi

L’ultimo atto della legge elettorale è un fitto scambio epistolare. Comincia Matteo Renzi, che di buon mattino, prima ancora che una trentina scarsa di deputati si recasse in aula per il dibattito conclusivo sull’Italicum, fa diffondere una lunga lettera ai militanti nella quale elenca i successi del governo, i provvedimenti attuati, e chiede «uno scatto di orgoglio» del Pd per tagliare il traguardo della nuova legge elettorale. L’approvazione dell’Italicum dopo 14 mesi di discussioni e votazioni costituisce a questo punto «un atto di dignità» del Pd, che dopo promesse e battaglie e discussioni e votazioni ha diritto di vedere approvato «quanto è stato deciso dalla maggioranza del vertice, degli iscritti e degli elettori». Una mossa studiata, volta soprattutto a mostrare che il partito è con il segretario e non con quanti continuano a sollevare obiezioni in zona Cesarini o, peggio, a dichiarare che non voteranno la legge. Con uno stop all’Italicum cade non solo il governo, cade anche il Pd.
Segue altra lettera, questa volta dei segretari regionali, che ammonisce i deputati a evitare «imboscate a voto segreto» perché questo «metterebbe a rischio la tenuta del governo». (E anche, ma questo non c’è scritto nella lettera ma si evince, il deputato dedito a imboscate metterebbe a dura prova la sua eventuale ricandidatura). Non è finita. Si fa sentire con altra apposita missiva la minoranza cuperliana, che non gradisce il richiamo alla «dignità», opina, anzi, che il solo citarla sia «offensivo», e insiste con altre proposte di modifica, «una mediazione è ancora possibile». Minoranze che però continuano a perdere pezzi: per il sì alla fiducia e anche alla legge si sono detti il ministro Martina («è cambiata in meglio anche grazie alle nostre proposte»), Ileana Argentin e, da Sel, è venuto a sorpresa il sì di Toni Matarrelli.
DISCUSSIONE GENERALE
Italicum, ultima chiamata. Nell’aula di Montecitorio è cominciata la discussione generale: oggi i primi voti sulle pregiudiziali di costituzionalità, a scrutinio segreto. Il fuoco è previsto al momento in cui la ministra Maria Elena Boschi sarà probabilmente incaricata di porre la questione di fiducia a 3 articoli su 4 della legge elettorale (il quarto non è più modificabile dopo il Senato). Palazzo Chigi non ha ancora deciso ufficialmente. Ma tutto lascia prevedere per il sì alla fiducia, non ultimo il fatto che sono ben 100 gli emendamenti presentati al testo, e ne bastarebbe uno soltanto che passasse a scrutinio segreto perché l’Italicum si blocchi, torni al Senato e lì è facile immaginare la fine che farebbe, assai simile all’insabbiamento.
LA MINISTRA
Qualche asprezza in aula si è avuta soltanto dopo l’intervento della Boschi. La ministra ha riepilogato trattative, modifiche e iter della legge elettorale, e quando ha trattato del capitolo Forza Italia con annessi ripensamenti ha rasoiato con un «risulta difficile pensare che l’Italicum sia diventato anti costituzionale perché abbiamo eletto Mattarella al Quirinale». Non hanno gradito da FI, per primo Gasparri da fuori casa, dal Senato, con un poco elegante «non dica fesserie», seguito da Brunetta con un «puerile e offensiva». Il capogruppo forzista alla Camera è tornato a promettere una gragnuola di voti segreti, vantandosene quasi, quindi ha reso chiaro e pubblico uno degli obiettivi del piano anti Italicum e anti premier: «Se la legge non passa e Renzi si dimette, si fa un altro governo», ovviamente, per Brunetta, non più guidato da Renzi. Ma la battaglia vera e propria si aprirà soltanto al momento dell’apposizione delle fiducie, non prevista in settimana. Oggi si voteranno le pregiudiziali di costituzionalità, per le quali il solito Brunetta ha già annunciato il voto segreto e sulle quali è esclusa la fiducia, come ha anticipato il sottosegretario Pizzetti.

Il Messaggero