Le misure d’emergenza dopo Parigi: inviati a Roma 700 militari e più controlli alle frontiere

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Quindici unità di forze speciali di pronto intervento sono state dislocate nelle 15 principali città del Paese. Il livello di allarme è altissimo, solo un gradino sotto il massimo. E con l’invio in queste ore di 700 militari è stata rafforzata anche la cintura di sicurezza nella capitale, alla vigilia del Giubileo, ritenuto un appuntamento fortemente a rischio.

Insomma, ci stiamo prepariamo a dover fronteggiare qualsiasi scenario, anche il più terribile, anche se ad oggi non c’è nessuna minaccia diretta contro il nostro Paese.

Tra gli uomini della intelligence e degli apparati di sicurezza c’è la consapevolezza ormai che i fatti di Parigi, per dirla con il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, «rendono superati alcuni paradigmi di lettura dei mesi e anni passati».

Dalle prime ricostruzioni infatti a Parigi avrebbe operato una cellula mista di francesi, che avrebbero curato la fase dei sopralluoghi e della logistica, mentre i kamikaze sarebbero arrivati da fuori, probabilmente dal quadrante siriano. Va aggiornata la teoria dei «lupi solitari» che sembrava adattarsi agli attentati di Parigi di gennaio, o anche ad altri attentati di questi mesi dall’Australia al Canada, passando per l’Europa del Nord. Teoria che, alla luce di quanto accaduto venerdì, forse potrebbe anche essere riveduta perché, per esempio, la strage di Parigi potrebbe rivelare l’esistenza di intrecci e contatti con i terroristi dell’attacco sventato l’anno scorso in Belgio.

L’assenza di minacce dirette ma nello stesso tempo uno scenario fortemente preoccupante hanno portato il governo Renzi a una scelta molto netta: il rafforzamento dei controlli alle frontiere e un colpo d’acceleratore alle espulsioni per motivi di sicurezza nazionale.

È stato proprio Angelino Alfano a sollecitare le varie forze di sicurezza e di intelligence perché segnalino al Viminale i «sospetti», anche i «minimi sospetti» nei confronti dei cittadini stranieri da espellere. Se dal primo gennaio ad oggi, sono stati 55 gli stranieri rispediti a casa, da oggi alla fine dell’anno gli espulsi potrebbero essere decine.

E sull’altro versante non perde tempo. I controlli alle frontiere sono già stati riattivati in queste ore perché, dice il ministro dell’Interno, «non possiamo escludere rischi di infiltrazioni di terroristi», che utilizzano le rotte o i percorsi del popolo dei migranti.

E dunque controlli rafforzati a partire dai confini con la Francia, nel timore (anche francese) che esponenti della cellula terroristica che ha pianificato e organizzato gli attacchi a Parigi possano tentare di espatriare, di passare il confine e raggiungere il nostro Paese.

Cambia tono la comunicazione del governo. Per la prima volta il ministro dell’Interno Angelino Alfano ammette: «Lo sforzo di prevenzione non è destinato a eliminare il rischio, ma a diminuire il coefficiente di rischio».

Insomma, nonostante gli arresti, le espulsioni, la vigilanza agli obiettivi sensibili, non possiamo escludere l’attentato, anche in assenza di minacce dirette.

Gli uomini degli apparati è come se alzassero bandiera bianca: «Persino una discoteca è diventata un obiettivo sensibile». Questo per dire dell’impossibilità di proteggere tutti i possibili obiettivi.

Parla, il ministro dell’Interno Angelino Alfano, al termine del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza, segnalando la necessità di aggiornare le analisi. E fornisce i «numeri» della positiva attività di prevenzione (540 perquisizioni, 56.426 persone controllare, 147 indagati, 55 espulsi).

Si è ipotizzata anche la necessità di sospendere il Trattato di Schengen, ripristinando così le frontiere. Ma abbiamo deciso di aspettare che si muova per prima Parigi, prima di attivare le procedure.

La Stampa