«Le falle nel sistema sono evidenti»

++ PDL:ALFANO,NESSUNA DIASPORA DOPO BERLUSCONI ++

«Falle evidenti». Così il premier Renzi commenta la strage a palazzo di giustizia. Nel mirino la sicurezza: «Il controllo non può permettersi buchi come quelli che ci sono stati al tribunale di Milano». Sottolinea il premier: «Voglio esprimere la mia gratitudine alle forze dell’ordine che hanno dato vita a un difficile inseguimento. Quello che è accaduto fuori è un atto di eroismo, hanno riconosciuto il killer, lo hanno disarmato. Poteva essere ulteriormente in grado di fare del male». Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso solidarietà alle vittime e convocato subito il Csm. Mattarella ha chiesto con energia che venga fatta «piena luce» sulla dinamica dell’accaduto «accertando eventuali falle nel sistema di sicurezza e rispettive responsabilità».
I PROVVEDIMENTI
Il che significa: anzitutto «Prendere i dovuti provvedimenti» perché simili fatti non possano ripetersi. Né è mancata un’analisi sulle ragioni che rendono indispensabile «il massimo di sicurezza» ai servitori dello Stato. «Attraversiamo tempi caratterizzati da grandi difficoltà – ha osservato – Mattarella – alle minacce della criminalità e della mafia si sono unite quelle del terrorismo internazionale. La crisi economica ha fatto aumentare le tensioni sociali». I magistrati sono sempre in prima linea e ciò li rende particolarmente esposti, sottolinea il Presidente, che ammonisce in un passaggio-chiave del suo intervento: «Anche per questo va respinta con chiarezza ogni forma di discredito nei loro confronti». Parole pesanti che echeggiano in qualche modo i concetti espressi in apertura del plenum dal vicepresidente Legnini che lamenta la «poca attenzione riservata all’enorme lavoro quotidiano dei magistrati» e rivendica per le toghe «il diritto alla sicurezza», dichiarando la disponibilità del Csm a collaborare «ad una revisione complessiva del sistema di sicurezza».
Sin dalla mattina di ieri, informato mentre era in corso un’udienza al Quirinale con il presidente armeno, Sargsyan, Mattarella ha seguito le fasi della tragedia mantenendosi in contatto telefonico con il ministro della Giustizia Orlando. Il Guardasigilli e il ministro Alfano si sono incontrati al Palazzo di Giustizia milanese con i vertici della magistratura lombarda (il presidente della Corte d’Appello Canzio e il procuratore Bruti Liberati) quindi hanno tenuto una conferenza stampa. Subito è scoppiata la polemica sulle misure di sicurezza che hanno consentito all’omicida di entrare e di allontanarsi indisturbato dal tribunale dopo aver sparato. Orlando ha ammesso che «il sistema di sicurezza ha visto compiersi un insieme di errori gravi, anche se dalle prime indagini si evince che i sistemi erano funzionanti».
LE INDAGINI
«Le indagini dovranno chiarire se ci sono state falle», ha aggiunto Orlando. Anche Angelino Alfano chiede che sia fatta piena luce sull’accaduto. «Occorre fare chiarezza immediatamente su quello che è successo – spiega – su quello che non ha funzionato nel dettaglio, su chi è responsabile dell’ingresso di un’arma in un palazzo di giustizia». «Il killer – dice il ministro – poteva uccidere ancora». Spetterà al ministro Orlando e ai procuratori generali colmare le falle di un sistema di sicurezza evidentemente inadeguato. A breve, il governo riferirà in Parlamento. «Di fronte ad un gesto isolato le difese difficilmente possono essere assolute», ha commentato il procuratore Bruti Liberati. Sarà pure vero. Ma intanto occorrono decisioni concrete. Anche per scongiurare quanto ipotizza in un’intervista l’ex giudice Gherardo Colombo secondo cui la strage «è rivelatrice di un clima che c’è contro la magistratura».

Il Messaggero