Lazio-Carpi, pari con poche emozioni

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Otto assenze e un unico diktat, la Lazio vuol trovare soltanto dolci nella calza della Befana e dare continuità all’impresa di San Siro con l’Inter. Infortuni come se piovesse – da Marchetti a Gentiletti, da Lulic a Kishna – e le squalifiche di Biglia e Milinkovic-Savic. Per non sbagliare Pioli conferma il 4-3-3, in cabina di regia c’è Onazi più a far scudo alla difesa reinventata. Il nuovo acquisto, il centrale Bisevac appena arrivato, non fa in tempo a prendere il transfer e la prima convocazione. Il Carpi tenta subito di cogliere l’attimo, aggressivo e veloce nelle ripartenze e gli emiliani del tecnico Castori, che lascia fuori dagli undici i bomber Borriello e Lasagna, in tre minuti recriminano un gol annullato per fuorigioco. La Lazio gli fa eco, si gonfia la rete ma Candreva è in posizione di outside.

Felipe Anderson vince il ballottaggio con Keita per una maglia da titolare, il brasiliano però non dimostra troppo di meritarsela e sembra apatico e svogliato: sull’out destro spinge molto più Konko, davvero ispirato dopo qualche incertezza d’inizio partita. E infatti nella ripresa c’è lo spagnolo in campo per un deludente Pipe. Primo affondo dell’ex Barcellona e prima palla pericolosa per la Lazio, sarà un caso? Dominio del campo assolutamente biancoceleste, il Carpi si rintana nella sua area di rigore: possesso palla, movimento, occasioni ma poca concretezza. Manca ancora un niente, il gol a sbloccare la partita, che però è tutto. Pioli cerca una soluzione nei cambi, entra Klose ed esce Cataldi ma forse il tecnico emiliano sbilancia un po’ troppo la sua squadra con un 4-2-3-1 e il tedesco quasi a fare da rifinitore sulla trequarti. L’unico acuto biancoceleste reca in calce la firma di Candreva, bella traiettoria su punizione eppure troppo laterale. Ma la Lazio è sterile, e il cambio di modulo non aiuta, Djordjevic prende il posto di Matri e lascia Klose a fare quel che sa: la punta, con il serbo a muoversi a suo supporto. Quel che manca però è soprattutto la personalità e la convinzione viste con l’Inter capolista, senza Biglia si gira poco e l’attacco è troppo poco cinico. L’Epifania porta poche caramelle – impossibile essere soddisfatti per un pareggio a reti inviolate contro il Carpi neopromosso e penultimo – ma tanto carbone, la zona Europa League – obiettivo dichiarato da società e squadra – resta lontano. Per risalire la china della classifica, quello che chiede Pioli a gran voce da mesi, serve ben altro.

IL TEMPO