Lavoro, la riforma è legge: l’art. 18 non si applicherà ai nuovi assunti

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Il governo Renzi nel tardo pomeriggio di ieri è riuscito a trasformare in legge la prima, vera, profonda, riforma strutturale fra le molte promesse: quella del lavoro. Il voto definitivo del Senato sul Jobs Act è stato velocizzato con la trentaduesima fiducia (non usata alla Camera) portata a casa con 166 sì, 112 no, un astenuto. Un passaggio discusso (per venerdì 12 è indetto uno sciopero generale di Cgil e Uil) passato tutto sommato in tono minore fra le solite scene da ”opposizione dura” dei senatori di Sel che hanno inalberato cartelli di protesta, i mal di pancia di alcuni (meno delle dita di una mano) senatori della sinistra Pd e alcune manifestazioni tenute non lontano da Palazzo Madama con disordini e tre feriti indette dagli appartenenti a quella che si definisce ”area sociale”.
LE NOVITÀ
In attesa dei decreti attuativi del Jobs Act, i primi dei quali dovrebbero arrivare prima di gennaio con l’introduzione del nuovo contratto per i futuri neo assunti (a tempo indeterminato ma con la possibilità del licenziamento con indennizzo crescente a seconda degli anni di lavoro e quindi senza art.18), il premier Matteo Renzi ha incassato la vittoria con il più classico dei tweet cui ci ha abituato: «L’Italia cambia davvero. E noi andiamo avanti». In mattinata il premier aveva annunciato a margine di un convegno che in primavera – dopo la legge elettorale e il nuovo passaggio parlamentare sulla riforma del Senato – il governo presenterà il provvedimento per la riduzione delle società partecipate da Comuni e Regioni per nuove liberalizzazioni.
Poco prima del tweet del presidente del Consiglio era stato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a sottolineare che il testo era stato significativamente cambiato alla Camera (un omaggio alla sinistra Pd che ha tenuto in piedi l’articolo 18, e quindi la reintegra, in alcuni casi di licenziamento di chi già lavora) ma che i primi decreti sarebbero stati emanati a tambur battente. Nel corso del 2015 dovrebbero arrivare molte novità come il maggior spazio ai contratti aziendali rispetto a quelli nazionali, probabilmente il salario minimo fissato per legge in via sperimentale e il Codice semplificato del lavoro.
Oltre al durissimo giudizio del leader di Sel, Nichi Vendola: Smantellano la civiltà del lavoro e lo chiamano Jobs Act» vanno segnalati i pesanti insulti rivolti su Facebook ad Antonio Boccuzzi, l’operaio Uil che scampò al rogo del 2008 alla Thyssen di Torino, che in quanto deputato Pd ha votato a favore del Jobs Act.
I lavori parlamentari si sono svolti mentre, fuori da palazzo Madama, sfilava il corteo organizzato dal Laboratorio nazionale per lo sciopero sociale. Obiettivo dei manifestanti: raggiungere Palazzo Madama. Alle 14.30 un gruppo di manifestanti ha lanciato uova e ha tentato di forzare il cordone di poliziotti schierato a difesa del Senato. Nei tafferugli sono stati feriti tre studenti.

Il Messaggero