Lavoro, il governo incassa la fiducia tra le proteste

Senato

ROMA Fiducia sul decreto lavoro con contorno di proteste in aula. Con 158 sì e 122 no il Senato ha approvato il provvedimento che contiene anche la nuova disciplina sui contratti a termine e sull’apprendistato, e che ora torna quindi alla Camera. La seduta è stata caratterizzata dal rumoroso dissenso dell’opposizione ed in particolare del Movimento 5 Stelle, i cui senatori dopo aver esibito una maglietta con la scritta “Schiavi mai” si sono incatenati all’interno dell’aula.
I SÌ IN CALO
Il totale dei voti favorevoli risulta più basso di quello ottenuto nei precedenti voti di fiducia a cui si è sottoposto il governo Renzi, che è riuscito comunque a consolidare l’assetto frutto del compromesso all’interno della maggioranza: in particolare a Palazzo Madama sono stati aggiustati e riequilibrati – su iniziativa del Nuovo centro-destra – alcuni punti che alla Camera erano stati modificati per volontà del Partito democratico rispetto al testo originale dell’esecutivo.
Il nodo più discusso è stato quello relativo ai contratti a tempo determinato. A Montecitorio era stato portato da otto a cinque il numero massimo di proroghe del contratto a termine senza necessità di causale. Inoltre il provvedimento prevedeva per le aziende nelle quali viene superato il tetto del 20 per cento di ricorso a questo tipo di rapporto, l’obbligo di assunzione dei lavoratori in questione: punto particolarmente indigesto per le imprese, sul quale si è concentrata l’offensiva del partito di Alfano.Alla fine si è arrivati quindi ad una soluzione di compromesso, che prevede al posto dell’assunzione, una sanzione pecuniaria al verificarsi di questa situazione. La multa sarà pari al 20 per cento della retribuzione del primo lavoratore per cui si concretizza lo sforamento, e del 50 per cento per i successivi.
Un’altra correzione riguarda l’apprendistato: era stato introdotto per le aziende con più di 30 dipendenti l’obbligo di stabilizzare gli apprendisti al raggiungimento di una quota del 20 per cento. La norma si applicherà invece solo al di là della soglia dei 50 addetti, dunque in un numero minore di imprese.
LA FORMAZIONE
Novità anche sul tema della formazione, che potrà essere sia pubblica che privata: toccherà alle Regioni offrire un programma nell’arco di 45 giorni, ma la formazione per l’apprendistato potrà essere gestita anche dalle aziende. La versione finale del provvedimento è stata salutata con soddisfazione oltre che dal Ncd dalle associazioni imprenditoriali, mentre per il Pd si tratta di un buon punto di mediazione. Sul fronte dell’opposizione l’esito della vicenda viene invece giudicato un cedimento ai sindacati ed in particolare alla Cgil. Ma proprio dalla Cgil e d anche dalla Cisl sono invece arrivate aspre critiche, motivate oltre che dal merito del decreto legge dal mancato confronto su altri temi a partire dalla riforma della pubblica amministrazione.

IL MESSAGGERO