L’addio di Cofferati: non posso restare E a sinistra torna l’incubo scissione

Cofferati

Sergio Cofferati lascia il partito di cui è stato tra i fondatori, affermando che motivo dell’abbandono non è la pur contestata sconfitta nelle primarie del Pd per la presidenza della Regione Liguria, ma nell’«inaccettabile silenzio» del partito sui fatti – dallo stesso Cofferati denunciati – che hanno caratterizzato la campagna elettorale di Raffaella Paita, la rivale uscita vincitrice dalla sfida di domenica scorsa.
L’ex segretario della Cgil, in una conferenza stampa, elenca una serie di irregolarità che si sarebbero verificate nel corso delle primarie, in parte confermate dal collegio dei garanti che annullato il voto in 13 dei 300 seggi elettorali. L’europarlamentare dem parla di «partecipazione anomala di povere persone straniere guidate in gruppo e istruite su come votare. Indicato anche l’uso di denaro per stimolarne il voto». Al di là dei 13 seggi invalidati, Cofferati aggiunge che «vi sono altri casi su cui sta indagando la Procura o di cui si sta occupando l’Antimafia». Ma «il fatto più grave» che ha determinato la decisione di abbandonare il partito da parte dell’uomo che, dopo l’oceanica manifestazione dei ”tre milioni“ del marzo 2003 a Roma, sembrava destinato a prenderne in mano le redini, è «l’inquinamento che si è avuto attraverso il voto sollecitato e ottenuto di esponenti del centrodestra. Centrodestra che si è mobilitato per votare alle primarie del centrosinistra. Considero questo un problema politico e morale e su questo trovo inaccettabile il silenzio del mio partito. Che un fascista mai pentito venga a votare alle primarie del mio partito senza che nessuno obietti nulla è incredibile. In un partito che non dice nulla di fronte a fatti di questo genere – ha concluso Cofferati – io non posso restare oltre». Di più, l’ex sindaco di Bologna osserva che il solo a parlare sia stato «un ministro come Roberta Pinotti che ha teorizzato l’opportunità di far nascere in Liguria un governo con il centrodestra. E non è mai stata smentita da nessuno». Di qui la decisione che lo stesso Cofferati definisce «difficile e dolorosa» di uscire dal partito, senza però «voler ne fondare un altro».
SCONCERTO
Ancorché annunciata, la scelta dell’ex leader sindacale non ha mancato di suscitare un acceso dibattito, nel quale si staglia lo sconcerto della maggioranza renziana del Pd. Accanto a più di una manifestazione di comprensione di vari esponenti della sinistra dem – Stefano Fassina parla di «malessere profondo del nostro popolo», invitando Renzi a incontrare Cofferati e a non considerare il suo addio «come un aiuto a collocare il Pd sempre più a destra» – una pioggia di critiche si abbatte sull’europarlamentare sulla via dell’abbandono e che, in sovrappiù, si dice pronto a portare i verbali delle primarie in Procura per accertare eventuali reati. Lorenzo Guerini, che ieri mattina ha sentito Cofferati, parla di scelta «inspiegabile che addolora», il vicesegretario dem si augura quindi che possa intervenire «un ripensamento», ma sottolinea come la decisione dell’ex leader della Cgil, «rischi di danneggiare il Pd in un momento in cui il partito è chiamato a sfide decisive». Sulla stessa linea il governatore uscente della Liguria Claudio Burlando, il quale paventa che «se il Pd non si ricompatta, c’è il serio rischio di perdere le regionali». L’altro vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani, sottolinea che «non si resta in un partito solo se si vince». Ironica la reazione che il membro della segreteria Ernesto Carbone che dedica a Cofferati la celebre canzone dei Rokes ”Bisogna saper perdere“. Mentre il governatore dell’Emilia, Stefano Bonaccini, gli twitta un hastag ”nessunoindispensabile“.
Indispensabile, però, lo stesso Cofferati potrebbe essere a un progetto per una lista alternativa a sinistra per le prossime regionali in Liguria. E’ quanto traspare dalle dichiarazioni di più di un esponente di Sel: «Sosterremmo convintamente Cofferati – dice tra gli altri il coordinatore nazionale di Sel Nicola Fratoianni -. Se lui volesse, saremmo entusiasti di portare avanti una sua candidatura».

Il Messaggero