La strage jihadista al museo di Tunisi uccisi 4 italiani

attacco tunisi

Wafel Bouzi fa la guida turistica. Conosce ogni sala del Bardo, il più grande museo di Tunisi che ospita i mosaici più belli del mondo, «non dell’Africa – ripete ai suoi gruppi – del mondo». Il mercoledì è il giorno in cui si lavora di più, il giorno in cui le navi da crociera fanno tappa nel porto di Tunisi. Il giorno in cui arrivano i turisti, l’unica ricchezza della fragile democrazia tunisina, quella che i terroristi hanno voluto colpire, ieri, ripetendo l’orrore di Parigi e di Copenaghen. Con un bilancio ancora più drammatico: almeno ventidue morti tra cui quattro italiani (secondo l’ambasciata), e poi sudafricani, polacchi, tedeschi, giapponesi e due tunisini.
LA VISITA

Circa cinquanta i feriti, fra cui tredici italiani. Molti dei feriti sono gravi. Intorno a mezzogiorno e mezzo Wafel aveva appena terminato una visita con un gruppo di spagnoli: «Ho visto un ragazzo sui 25 anni, vestito normalmente, senza barba, con un khalashnikov». Era in mezzo al parcheggio affollato di pullman in arrivo dal porto, soprattutto dalla Costa Fascinosa, partita domenica da Savona. Wafel ha visto il ragazzo manipolare il fucile, rigirarselo con calma tra le mani, non ha capito subito: «Ho pensato stesse tenendo in mano un giocattolo, ma poi ha cominciato a sparare». Davanti a lui, un pullman pieno soprattutto di italiani, scesi dalla Costa. C’è anche un altro terrorista, spara anche lui. Le raffiche falciano i primi turisti, 8, 10, restano in un bagno di sangue nel parcheggio. Altri cercano rifugio dentro il museo, ma i terroristi li inseguono, sparano ancora, ne cadono altri.
L’INFERNO

All’interno ci sono circa 200 turisti in visita, almeno la metà sono italiani. Molti riescono a scappare da uscite di soccorso. Le guide li portano in salvo. Ma altri restano prigionieri. E comincia un incubo già visto: gli ostaggi, l’attesa, l’assedio delle teste di cuoio, i Bat tunisini. Per tre ore il quartiere è blindato. Il museo è attaccato alla sede del Parlamento, il Majilis. In un primo tempo si pensa che sia quello il vero obiettivo dei terroristi. Dentro si svolge una seduta sulla lotta al terrorismo. L’ufficio del presidente del Parlamento è proprio lì sopra, alla fine della scalinata, accanto all’ingresso del museo. Ma è dentro al Bardo che si svolge l’attacco. L’assedio dura circa tre ore. Dalle sale del museo, i turisti intrappolati parlano ai telefonini. Qualcuno posta su facebook delle foto: sono seduti per terra, si abbracciano. Ci sono tanti italiani, molte famiglie.
IL COMMANDO

Verso le quattro, i Bat entrano in azione: i due terroristi sono uccisi, muore anche un agente, il giovane Aymen Morjen, 25 anni. Gli ostaggi sono evacuati, la maggior parte degli italiani, anche quelli feriti in modo leggero, tornano sulla Costa. I due terroristi sono tunisini: Jabeur Khachnaoui, originario della città di Kasserine, e Yassine Laòbidi, di Ibn Khaldoun. Khachnaoui era scomparso da tre mesi ed aveva chiamato i suoi genitori con una scheda irachena. Poco dopo la fine del blitz, il ministero dell’Interno ha annunciato di aver arrestato altri due presunti membri del commando. Sono almeno tremila i tunisini partiti a combattere con i jihadisti in Siria, Iraq o in Libia, almeno cinquecento sono già rientrati, e sono pronti a colpire la democrazia nata nel 2011 dalla rivoluzione dei Gelsomini. E’ il momento giusto. E’ appena nato un governo di unione nazionale dominato dai laici del Nida Tounes, ma con una presenza anche degli islamici di Ennahda, alla guida del paese tra il 2012 e il 2013. La riconciliazione a Tunisi è il primo segno di speranza dopo la primavera araba, la prima transizione possibile verso la democrazia nella regione. Ieri l’Isis ha salutato l’attentato, pur senza una vera rivendicazione. «Non avremo nessuna pietà contro chi minaccia il Paese» ha detto il premier Habib Essid subito dopo la fine dell’attacco: «Sarà una guerra lunga, dobbiamo mobilitarci tutti insieme».
«Le autorità hanno preso tutte le misure affinché quello che è successo non si riproduca più» ha invece dichiarato il presidente della Repubblica, l’88enne Caid Essebsi, che si è subito recato negli ospedali dove sono stati ricoverati i feriti. «E’ un attacco contro la nostra economia – ha aggiunto il consigliere politico del presidente Marzouk – Ma sono sicuro che il mondo continuerà ad avere fiducia in noi». Molte le reazioni dalle capitali. Prima fra tutte Parigi, dove Hollande ha espresso tutta la sua «solidarietà»: «Siamo tutti coinvolti» ha detto Hollande, ricordando «i dolorosi eventi che hanno sconvolto la Francia a gennaio».

Il Messaggero