La Pasqua del Frosinone

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FROSINONE Nel cercare la salvezza c’è bisogno davvero di tutto, anche dell’aiuto divino. Ed allora il Frosinone ha deciso di lasciare il campo e dedicarsi per un momento allo spirito. I ragazzi di Stellone hanno partecipato al Precetto Pasquale in mezzo alla gente, senza filtri o barriere, una tradizione che si rinnova, ma anche un modo per chiedere un aiuto «dall’alto» nella lotta salvezza, che adesso entra davvero nel vivo.

La truppa, capitanata dal presidente Stirpe, è stata ospite di don Dino Mazzoli, il giovane parroco che guida la comunità all’interno di uno dei quartieri più complicati del capoluogo ciociaro. E la sagrestia della parrocchia si è trasformata subito in un prolungamento dei cancelli del «Matusa». Non solo campo quindi per i ragazzi di Stellone, che dopo l’allenamento hanno dato un sorriso alla città. Il sorpasso del Carpi ed il Palermo che resta a +1 non hanno minimamente intaccato il clima nello spogliatoio ed i sorrisi dei ragazzi ne sono l’esempio. Per qualche ora quindi sono state abbandonate le tabelle salvezza e le proiezioni sulle altre squadre.

«È stato un bel momento – ha detto don Dino – un pomeriggio in cui ho ricordato ai ragazzi l’importanza della Pasqua, ma non solo». Sì, perché il sacerdote ha dato manforte a Stellone nel ribadire il concetto che per arrivare all’obiettivo bisogna essere uniti, ragionare da gruppo. Ed il gruppo si è visto nel momento in cui, sull’altare maggiore della chiesa, tutti i giocatori si sono tenuti per mano.

Il momento è delicato ed il Frosinone, che già pensa alla gara con il Genoa, punta proprio sulla sua compattezza e sull’aiuto della città tutta nella caccia alla salvezza. L’avvicinamento alla Pasqua del Frosinone poi si è sostanziato anche nel reparto Pediatria dell’Ospedale Spaziani di Frosinone ed in una cooperativa sociale che si occupa di disabili, dove Gucher e Daniel Ciofani hanno donato uova di Pasqua: «Il loro sorriso vale più di una vittoria». Questo il pensiero di Robert Gucher affidato al suo profilo Facebook.

Tornando a don Dino, grande appassionato di calcio, durante la celebrazione ha fatto una vera e propria citazione d’autore ai ragazzi di Stellone, rivolgendosi in particolare a capitan Frara: «Ho citato De Gregori, con la leva calcistica del ’67, ricordando il passo in cui si parla del numero 7». Sì, perché capitan Frara ha proprio la maglia con quel numero ed è lui la guida: «È tra i più esperti, è lui che deve prendere per mano la squadra e portarla alla salvezza». Questo l’auspicio di don Dino, questo l’augurio dell’intera città. Per l’intercessione con i piani alti ci si è pensato, ora tocca ai ragazzi, perché come dice il proverbio: «Aiutati, che il ciel t’aiuta».

IL TEMPO