La linea Renzi: mediare tra Atene e Berlino

Matteo Renzi

«Caro Alexis, nel momento in cui si insedia il tuo governo, desidero rivolgerti i miei auguri più sentiti di buon lavoro. La sfida che ti attende è sicuramente molto impegnativa: un intero continente segue le vicende politiche greche con grande partecipazione. Ti rinnovo le mie congratulazioni più sincere e ti porgo i saluti più amichevoli». Poche righe scritte dal presidente del Consiglio dopo che Alexis Tsipras ha annunciato di essersi alleato con il partito della destra nazionalista. Entusiasmo contenuto e molta cautela. Eppure Matteo Renzi avrebbe di che gioire visto che l’intesa tra la sinistra e la destra greca sembra riprodurre, su larga scala, quel Patto del Nazareno che a casa nostra viene contestato da molti esponenti della sinistra nostrana che in questi giorni sono andati in pellegrinaggio ad Atene. «Più che il patto del Nazareno mi sembra il patto del Partenone – ironizzava ieri il premier alla Camera – comunque loro con la destra ci hanno fatto il governo!». Come dire, ”e pensare che a me ne dicono tante per aver fatto con FI l’intesa sulle riforme”.
TORTELLINO
Tutti sanno che Alexis Tsipras non prese parte all’incontro a Bologna del 7 settembre scorso e che mise insieme i leader socialisti europei: Manuel Valls (primo ministro francese), Pedro Sanchez (leader del Psoe spagnolo) e il vice premier olandese, Diederik Samson. Quattro leader, Renzi compreso, quattro camice bianche e quattro quarantenni senza cravatta, per quello che venne definito il ’patto del Tortellino’. Quattro leader critici nei confronti della politica del rigore praticata da Bruxelles e imposta da Berlino, ma non pregiudizialmente ostili alla Cancelliera Merkel che invece da ieri è divenuta il nemico numero uno del primo ministro greco e dei suoi alleati di destra. Dal fronte trasversale che mette la Germania nel mirino, Renzi si tiene alla larga anche se è convinto che l’esasperazione che si coglie nel voto greco dia sostegno a molte delle sue analisi sulla tenuta dell’Unione Europea. Oltre ad essere in ballo anche la trentina di miliardi che l’Italia ha prestato alla Grecia, per Renzi è in gioco il futuro dell’Europa che rischia di consegnarsi a forze antieuropeiste e xenofobe. L’entusiasmo con il quale molti esponenti della sinistra del Pd e di Sel si sono precipitati ad abbracciare la vittoria di Syriza, fa sorridere più il segretario del Pd che il premier. Vedere insieme le bandiere rosse di Paolo Ferrero insieme a quelle di Marine Le Pen lo preoccupa anche se è convinto che a Bruxelles, come a Francoforte, la musica stia cambiando e che comunque anche il governo di Atene, smaltita l’euforia per il successo, debba venire a patti con l’Europa. Ed è a Bruxelles che Renzi aspetta di incontrare il giovane primo ministro greco che in campagna elettorale più volte lo ha portato ad esempio di un nuovo modo di concepire l’Europa. In sostanza Renzi attende le prime mosse del primo ministro greco che la sinistra radicale nostrana, e non solo, ha sposato da tempo. E qui Renzi è pronto ad aprire un fronte tutto interno con coloro che da tempo tentano di contrapporre la sua leadership a quella di Tsipras. In sostanza Renzi non vede l’ora di misurare la sinistra radicale alla prova dei fatti per vedere sino a che punto ha presa il fascino greco sulla sinistra radicale italiana che fu di Turigliatto e ora di Ferrero e che sembra aver affascinato anche autorevoli esponenti della sinistra storica come D’Alema e Rodotà.
A quanti si interrogano più su questo che sulla possibilità che il Pd potesse fare la fine del Pasok, Renzi è pronto a porre un lacerante quesito: è peggio trattare con Berlusconi o con Kammenos?

Il Messaggero