Juve sorridi! Il Lione non spaventa

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Due le cose: o la Juve è la favorita di quest’Europa League, oppure la prima del campionato italiano, da tre anni e con largo vantaggio, vale la settima spagnola, la quinta francese, la terza olandese e la prima portoghese. Niente scherzi: una cosa è l’Europa un’altra il campionato, e qui forse sarebbe interessante riconsiderare Fabio Capello sul valore «allenante» della Serie A. Ma anche Antonio Conte – tanto snob quanto vivaddio sincero quando considera la Champions l’habitat naturale – sarà d’accordo. Un’occasione così non si ripeterà spesso, perdipiù con la finale nel salotto di casa. Come fare per non sprecarla e, contemporaneamente, aiutare l’Italia in cerca di punti ranking?

Rischi evitati In teoria il sorteggio una prima mano l’ha data, evitando nei quarti incroci pericolosi con portoghesi (Benfica e Porto) e spagnole (Siviglia e Valencia): per ragioni tecniche e culturali erano clienti meno abbordabili. Sarebbe stato meglio l’Alkmaar, forse anche il Basilea (che però ha messo sotto due volte il Chelsea), ma perché lamentarsi? Il Lione, 5° in Francia a -25 dal Psg, è alla portata perché non è più quello che in Champions, tra il 2004 e il 2011, ha viaggiato tra semifinali e ottavi. Quest’anno è uscito ai preliminari con un doppio 0-2 dalla Real Sociedad, mentre in Europa League, escluso il Betis, se l’è vista con le non imbattibili Rijeka, Guimaraes, Odessa e Plzen.

Incroci pericolosi Senza troppa enfasi: per la Juve non è folle pensare alle semifinali dove, ipotizziamo, potrebbe ritrovarsi con Benfica, Valencia e una tra Porto e Siviglia. Ai futuri campioni di Portogallo è andata di lusso con l’Alkmaar, sulla carta il più fragile del lotto. Ai punti il Valencia si lascia preferire al Basilea. Più equilibrio tra Porto e Siviglia, con i portoghesi che sembrano più abituati alle coppe. Benfica (finalista k.o. l’anno scorso con il Chelsea, ma soltanto al 93’) e Basilea sono le uniche reduci dai quarti precedenti: c’era sempre un’italiana, la Lazio, fuori con il Fenerbahçe.

Fuori casa Guai però a pronunciare la parola «favoriti»: Amburgo ’83, Borussia ’97 e Milan 2003 (con Nedved in finale sarebbe stata un’altra storia) ancora ringraziano. Ma sarebbe ipocrita dire il contrario: la Juve, lo voglia o meno, è la più titolata al successo. Anche il ritorno a Torino è un bell’aiuto in più, ma in Europa il discorso «stadio amico» non ha ancora lo stesso spessore che in campionato (14 successi su 14 quest’anno): ha superato soltanto le piccole Copenaghen e Trabzonspor, pareggiando però con Real Madrid, Galatasaray e Fiorentina. Qualunque sia il motivo – probabilmente l’attitudine meno rinunciataria delle rivali di coppa rispetto alle italiane –, il senso è lo stesso: è a Lione che il discorso andrà chiuso o, almeno, assicurato.

Fort Ranking Nel «giro di Conte in 81 giorni» per scudetto e coppa, la prima sfida con il Lione, giovedì 3 aprile in Francia, cade tra Napoli (al San Paolo) e Livorno (in casa). La successiva, il 10, precede la trasferta a Udine. Il calendario poteva essere più complicato, ma mai come adesso saranno utili Isla, Padoin, Giovinco, Quagliarella, Vucinic. E, discorsi di tifo a parte, utili anche alle altre italiane. Se la Juve vincesse tutte le partite da qui alla finale regalerebbe al nostro ranking 2 punti. Già non va malissimo quest’anno, il contrario: corriamo al ritmo della Germania (visto che l’Euroleague serve?), solo inglesi e spagnole sono irraggiungibili. Ma quel che conta sono gli imbarazzi di Francia e Portogallo, finora ben al di sotto dei loro standard. In breve: rientrare tra le prime tre, e quindi riprendersi la quarta squadra in Champions, è un discorso a lunga gittata. Ma la difesa del quarto posto, per un po’, dà meno batticuori.

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