Iva, maxi-aumento in arrivo dal 2016

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Stavolta è più di una mina da disinnescare. È una bomba ad orologeria con il timer fissato sulla data del primo gennaio del 2016. Tra quattordici mesi l’Iva e le accise aumentaranno. La novità è messa nero su bianco all’articolo 45 della bozza della legge di stabilità approvata dal consiglio dei ministri di mercoledì scorso. E questa volta non si tratta di una «clausola di salvaguardia», una misura di sicurezza destinata a scattare solo nel caso in cui altri strumenti, come la spending review, dovessero fallire. Le aliquote Iva del 10% e del 22%, spiega il testo, sono incrementate a decorrere dal primo gennaio del 2016. Anche le accise su benzina e gasolio avranno lo stesso destino. Quello che manca ancora, almeno nelle ultime bozze circolate, sono le cifre di questo aumento. Ma non saranno irrilevanti. L’aumento dell’Iva e delle accise ingloba la vecchia clausola di salvaguardia dei conti pubblici inserita dal governo Letta nella manovra dello scorso anno. Una norma che prevedeva un taglio lineare di 3 miliardi nel 2015, 7 miliardi nel 2016 e 10 miliardi nel 2017, di tutte le agevolazioni fiscali nel caso in cui la spending review delegata al Commissario Carlo Cottarelli non avesse prodotto i risultati sperati. Il governo Renzi ha parzialmente disinnescato questa clausola. Il taglio da 3 miliardi per quest’anno è stato azzerato, mentre quello da 7 del prossimo è stato ridotto a 4 miliardi. Non è detto tuttavia, che l’incremento dell’Iva e delle accise del 2016 si limiti a questi 4 miliardi. Nella nota di aggiornamento del Def, il Documento di economia e finanza, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva già paventato l’ipotesi di un incremento decisamente più consistente dell’imposta sul valore aggiunto e delle accise, per rimettere i conti pubblici sul sentiero della riduzione del deficit strutturale e del debito prevista dai patti europei. Un incremento monstre da 51,6 miliardi di euro in un triennio: 12,4 miliardi di euro nel 2016, 17,8 miliardi di euro nel 2017, 21,4 miliardi di euro nel 2018. Ogni punto di Iva vale 4 miliardi di euro.
LE CIFRE IN GIOCO
Se l’incremento fosse interamente concentrato sull’aliquota al 10 e quella al 22%, entrambe potrebbero salire di due punti percentuali già dal primo anno. Uno scenario da brividi, come ammesso dallo stesso documento del governo. Se la clausola dovesse scattare, secondo le stime del Def, comporterebbe alla fine del periodo una perdita di Prodotto interno lordo di 0,7 punti percentuali e una caduta dei consumi di 1,3 punti. Se l’aumento dell’Iva a partire dal gennaio del 2016 dovesse essere confermato nelle versioni definitive della legge di stabilità, è prevedibile che il prossimo anno il governo dovrà iniziare una lunga corsa contro il tempo per mettere a punto una manovra in grado di reperire risorse da altre fonti in grado di scongiurare il balzo delle imposte. Il primo allarme è arrivato da Assopetroli. «Le accise e l’Iva, se verranno realmente aumentate, altro non sono che aumento della pressione fiscale per cittadini e imprese», ha commentato ieri il presidente Franco Ferrari Aggradi. «Per questo», ha aggiunto, «ci auguriamo che il Parlamento, responsabilmente, trovi altre soluzioni che non prevedano aumenti dell’Iva e delle accise, per una manovra che altrimenti, così come è rischia di essere fortemente recessiva per i consumi».
Sempre sul fronte dell’Iva, ma alla voce «lotta all’elusione», è stato inserito, come annunciato, nel testo della manovra il cosiddetto «reverse charge», l’inversione contabile, per cui a versare l’imposta non è il venditore ma il compratore. Il meccanismo sarà allargato per quattro anni ai settori delle pulizie, dell’edilizia (demolizioni e installazioni di impianti), al trasferimento di quote di emissioni di gas serra, al gas e all’energia elettrica. Se arriverà il via libera Ue, potrebbe essere coinvolta anche la pubblica amministrazione.

Il Messaggero