Italicum, il premier: indietro non si torna ma dialogo sul Senato

Senato

ROMA Nessuno scambio. Renzi nega di voler concedere alla minoranza democrat il Senato elettivo per incassare la legge elettorale intonsa. Un minuto dopo aver disceso la scaletta dell’aereo, destinazione Casa Bianca, il premier ripete il suo mantra. Dice che «l’Italicum non si tocca» e quasi in contemporanea una fonte di Palazzo Chigi fa sapere che la riforma costituzionale non sarà oggetto di trattativa, «si avanti con un confronto nel merito». In n questo contesto parlare di «offerta ai ribelli è fuori dalla realtà».
Nulla sarebbe cambiato insomma rispetto alle posizioni emerse nell’assemblea del gruppo mercoledì sera. Invece qualcosa è cambiato. Eccome. L’intransigenza ostentata fino a poche ore prima ha lasciato il posto ad un atteggiamento più cauto. L’apertura sulla riforma del Senato, intercettata da Repubblica, rimette intorno al tavolo due controparti che stavano per arroccarsi su posizioni distanti. Per il premier l’importante è che si abbandoni il bipolarismo paritario. E la minoranza vuol capire meglio dove Renzi vuole arrivare.
CARTE SCOPERTE
I bersaniani chiedono a questo punto i scoprire le carte, far capire come Renzi «intende cambiare la riforma costituzionale del Senato» . Che Senato ha in mente. Per saperne di più bisognerà aspettare il ritorno dagli Usa del presidente del Consiglio e accontentarsi per ora delle sua rassicurazioni sulle riforme che non possono «essere bloccate«. messaggio rivolto a chi «vorrebbe tutte le volte ripartire da zero»
Se si uscirà dal circolo vizioso in cui sembra finito il Pd è presto per dirlo. Nel nuovo scenario lo spazio per una trattativa ci sarebbe. Ma il fronte dei «ribelli» non è compatto, è sparso. Alfredo D’Attore prima ancora di conoscerla nei dettagli boccia la proposta di Renzi sul Senato elettivo sarebbe come «prendere l’attuale Ddl Boschi e dire “abbiamo scherzato” ». Secondo D’Attore Renzi avrebbe un piano: incassare l’Italicum, lasciare la riforma costituzionale al suo destino per poi votare con l’Italicum alla Camera e con il Consultellum al Senato.
Un altolà arriva dal segretario di Scelta civica Enrico Zanetti. «Questa legge – dice a margine della direzione del partito – non è invotabile, ma è migliorabile». Se il governo apporrà la fiducia sulla legge elettorale Sc tirerà le sue conclusioni». Faranno pesare i loro 25 voti.

IL MESSAGGERO