Italicum e Quirinale, pressing del premier

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Il percorso della legge elettorale e la partita del Quirinale vanno ormai di pari passo. Malgrado Matteo Renzi abbia fatto di tutto per evitare l’ingorgo, i due appuntamenti si accavallano rendendo molto scivolosa la legislatura e rischiano di ridare fiato ai falchi del rigore che a Bruxelles hanno sempre scommesso contro il nostro Paese. Il condizionato via libera alla legge di stabilità dato dalla Commissione europea costringe il presidente del Consiglio a far quadrato con la sua maggioranza visto il cambio di rotta di Silvio Berlusconi che, sposando le tesi di Raffaele Fitto, ha schierato FI su una linea di netta opposizione.
La stampella azzurra, sempre negata dal premier e segretario del Pd, contribuisce ad indebolire il Patto del Nazareno, anche se Renzi non sembra voler abbandonare il suo timing e intende portare nell’aula del Senato l’Italicum subito dopo il varo della legge di stabilità. La maggioranza che voterà la nuova legge elettorale è per Renzi la stessa che parteciperà alla scelta del successore di Giorgio Napolitano.
GARANZIE
Al netto dei distinguo e dei maldipancia, il premier è convinto di poterla spuntare ed è per questo che da giorni chiede al Cavaliere di rompere gli indugi perché «io perderò qualche pezzo, tu altrettanto, ma alla fine vinciamo noi». Berlusconi però prende tempo, temendo che Fitto possa sfilargli il partito, e chiede garanzie sulla scelta del nuovo inquilino del Colle. Renzi però non intende mollare. L’esplosione dei gruppi dei tre principali partiti (Pd, FI e M5S), rende fragile qualunque mediazione e accordo tra leader ma lascia al premier un’arma letale: quella del tutti a casa, ovvero dello scioglimento anticipato della legislatura per incapacità del Parlamento di votare le riforme. Un’arma che potrebbe valere anche con il prossimo capo dello Stato qualora si dovesse ripetere il vietnam del 2013 e il nuovo presidente della Repubblica dovesse uscire solo dopo una miriade di defatiganti votazioni.
ROSA
Preoccupato per tutto ciò, ieri l’altro Giorgio Napolitano ha consigliato al premier prudenza e di far viaggiare parallelamente la riforma elettorale con quella costituzionale in modo da evitare strappi e cercando di tenere dentro tutti i contraenti il patto del Nazareno. Consigli e suggerimenti che guardano già al dopo-Napolitano tenendo in considerazione l’eventualità, non certo remota, che in quattro giorni il Senato non riesca a votare il nuovo Italicum e che debba prima affrontare – ovviamente in seduta comune – il nodo della scelta del nuovo inquilino del Colle.
Il piano B, ovvero lo slittamento della riforma elettorale a dopo l’elezione del nuovo capo dello Stato, è da qualche giorno sul tavolo del presidente del Consiglio e la caccia al sosia-politico di Napolitano, in grado di passare il fuoco dell’aula, è già scattata. La missione non è delle più semplici ed è probabile che anche su questo Renzi si sia confrontato con il Capo dello Stato.
MISSION
Una transizione soft al Quirinale, da tempo considerato all’estero come principale se non unico punto di garanzia, permetterebbe di mettere il Paese al riparo della speculazione e un’elezione entro il quarto scrutinio darebbe un’immagine forte del presidente del Consiglio al quale spetterà formare la rosa dentro la quale far convergere non solo FI ma anche la minoranza-dem. ”Mission impossible” senza lo spettro delle urne.

Il Messaggero