Italicum, Aventino delle opposizioni Renzi: «Sostituzioni? È la democrazia»

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Il renziano Lorenzo Guerini la chiama «la cagnara». Gli altri, quelli delle opposizioni che hanno lasciato la commissione Affari Costituzionali per protesta contro le «epurazioni» anti-minoranza dem, lo chiamano Aventino. E ieri, a Montecitorio, è stata una giornata assai calda. Matteo Renzi, dopo aver sostituito i dieci oppositori interni dell’Italicum in commissione e averli rimpiazzati con altrettanti deputati, non arretra: «Le sostituzioni? Questa è la democrazia. Nessuna palude, si va avanti». E Maria Elena Boschi, vestita di giallo, uscendo dalla Affari Costituzionali: «Se le opposizioni rientrano dal loro Aventino, bene. Sennò, andiamo avanti lo stesso». E a metà maggio, l’Italicum, secondo l’agenda del governo, sarà legge.
PALLOTTOLIERE
Ma bisognerà vedere come le cose andranno in aula. E la preoccupazione per questo clima di scontro interno al Pd e tra maggioranza e opposizione attraversa il partito di Renzi, e in qualche caso anche di alcuni renziani (ma non del leader), per non dire della presidente Boldrini che si troverà a gestire una situazione difficile. E se, come sembra, ci sarà il voto di fiducia, si prevedono giornate terribili.
Paura per i numeri che potrebbero mancare? «Nessuna paura», assicura il premier-segretario. Ma i pasdaran del Pd sembrano pronti a sfoderare in aula ogni arma a loro disposizione, dal voto segreto fino al far mancare il numero legale, in asse con le opposizioni. Renzi sta preparando perciò una cintura di sicurezza. Ieri Renzi ha ricevuto, con Guerini, una delegazione del gruppo ex montiano che addirittura aveva minacciato di uscire insieme alle opposizioni dalla commissione Affari Costituzionali. A Zanetti, Mazziotti e Rabino, il premier dice di non fare scherzi e non chiude la porta a un rafforzamento della presenza degli ex-montiani nel governo, con un aumento delle deleghe o un incarico da viceministro, quando sarà il momento di rimettere mano alla squadra per nominare anche il nuovo ministro Ncd.
I RISCHI
I tredici voti degli ex montiani, dunque, per la grande conta finale sull’Italicum, saranno preziosi. Come tutti gli altri. Continua infatti il dialogo sotto traccia con l’ala più governativa della minoranza Pd. Perchè se è vero che Renzi non ha chiarito, come invece gli chiedevano i dem, fin dove sarebbe disposto a spingersi nelle modifiche alla riforma costituzionale, più d’uno avrebbe recepito un messaggio di disponibilità al dialogo. Convincere Roberto Speranza a rinunciare alle dimissioni da capogruppo potrebbe significare per Renzi recuperare un po’ sul fronte sinistra dem. Dove comunque tutti sono consapevoli che se non passa l’Italicum si potrebbe andare subito a votare e le liste le fa Renzi. Conviene dare una botta così forte al governo? Nel segreto dell’urna tutto può accadere, anche un incidente parlamentare, e dunque la situazione è delicata. Con una cinquantina di bersaniani e cuperliani che si smarcano al momento del voto, la legge elettorale e il governo rischiano. A Palazzo Chigi calcolano che dei 120 contrari in assemblea alla linea del segretario, tra i 25 e i 40 potrebbero fare qualche scherzo. Se fossero 80, il gioco si farebbe pericolosissimo per Renzi. Il quale è convinto però di avere dalla sua i verdiniani di Forza Italia. In nome della fedeltà al Patto del Nazareno.

Il Messaggero