Italiani sempre di moda Zenga ct della Serbia

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Il made in Italy va sempre di moda. Siamo un popolo di santi, poeti e navigatori. Ma anche di allenatori di calcio, che pian piano stanno invadendo il pianeta del fùtbol, o per dirla come i maestri inglesi, football. In principio fu Giuseppe Meazza, nel lontano 1949. Destinazione Istanbul, proprio come Prandelli. L’ex bandiera dell’Ambrosiana sposò la causa del Besiktas: l’avventura in riva al Bosforo non fu propizia, durò appena 5 mesi. Poco dopo toccò a Sandro Puppo, ex giocatore di Venezia e Roma, scelto per la panchina della nazionale turca: fu lui il primo ct italiano investito da una federazione straniera. La strada verso l’Anatolia fu battuta negli stessi anni da Varglien e Remondini. Nel 1959 Ettore Puricelli fu chiamato sulla panchina del Porto, nel 1973 Roberto Porta diventa il nuovo ct dell’Uruguay: è un ex allievo di Vittorio Pozzo, Il toscano Amos Mariani è stato il primo italiano a sbarcare in Grecia (all’Ethnikos Pireo). In tempi più recenti esperienze all’estero anche per Enzo Ferrari: dopo aver allenato Zico nell’Udinese, sbarcò a Saragozza. Da quel momento il poi le frontiere sono venute giù: sempre più italiani alla conquista di una panchina oltre confine. Dall’ex laziale Soldà, al Chiasso, a Gigi Maifredi in Tunisia all’Esperance. Per l’ex tecnico del ìBologna champagne” anche un’esperienza all’Albacete. Dagli anni novanta in poi, il fenomeno è continuato con sempre maggior frequenza: Nevio Scala al Borussia Dortmund, Capello al Real Madrid, Arrigo Sacchi all’Atletico Madrid, Zeman alla Stella Rossa, e al Fenerbaceh, Dario Bonetti al Dundee. Un esodo che ha coinvolto anche Vialli, Zola, Lombardo, fino a Di Canio e Di Matteo. Negli ultimi anni dove i tecnici italiani hanno assunto la guida della formazioni più importanti: da Capello ad Ancelotti passando per Trapattoni, Mancini, Spalletti, Zaccheroni. Ieri è toccato a Prandelli, oggi potrebbe toccare a Walter Zenga: sarà il nuovo ct della Serbia.

IL TEMPO