Italiani maestri di risparmio già superati gli obiettivi Ue

TASSE SOLDI

Crisi economica o evoluzione intelligente dei comportamenti? Negli ultimi due anni c’è stata una diminuzione dei consumi energetici degli italiani che è anche il frutto di una maggiore efficienza, di tecnologie “smart”, di una più diffusa comunicazione di espedienti e nuovi ritrovati della tecnica, di qualche nuova legge che incentiva la gestione green, dentro casa come nelle industrie. È che di necessità abbiamo fatto virtù. Siamo un paese di trasformazione che ha ripudiato l’energia nucleare (a differenza dei cugini francesi) e si destreggia nel mercato mondiale dell’energia differenziando i fornitori secondo gli sviluppi della politica internazionale. Ma è nel chiuso delle case che ci giochiamo il futuro.
Anche i consumi energetici sono sondati dall’Istat, che nei giorni scorsi ha dato alle stampe il rapporto 2014 relativo al 2013: la spesa in energia delle famiglie ha superato i 42 miliardi di euro, pari a un sacrificio medio di 1.635 euro per nucleo. Quasi tutte le famiglie italiane hanno impianti di riscaldamento (3 su 10 anche di raffreddamento) con forti differenze territoriali quanto ai condizionatori (ce l’hanno l’1,5 per cento delle famiglie valdostane, contro il quasi 50 per cento dei sardi). Sette famiglie su 10 alimentano impianti a metano. Al Nord si spendono mediamente 400 euro in più (circa il 30 per cento).
LAMPADINE
Quasi tre quarti delle lampadine sono ormai a risparmio energetico, le famiglie dichiarano d’aver fatto negli ultimi anni investimenti verso una maggiore efficienza dei consumi, un mercato che potrà valere 800 miliardi nel 2023. Più di una famiglia su 5 usa la legna. Un sondaggio di Findomestic sugli eco-investimenti sostiene che il 21.4 per cento dei nostri concittadini ha investito per tagliare i costi di riscaldamento. Nel complesso, nel 2013 il 35 per cento dei consumi di energia in Italia deriva dal petrolio, il 34 del gas, ma il 18 dalle rinnovabili. Germania e Polonia utilizzano il carbone per oltre il 40 per cento del fabbisogno elettrico.
Nel suo rapporto del dicembre 2014, l’associazione ambientalista “Amici della Terra” spiega, sotto il titolo “La ricetta italiana”, che nell’anno che si è appena chiuso c’è stata una «ulteriore forte accelerazione verso e oltre gli obiettivi delle politiche energetico-ambientali UE», cioè riduzione dei gas serra, diffusione delle fonti rinnovabili e miglioramento dell’efficienza energetica. I dati 2013 e le stime 2014 degli indicatori sui tre fronti fanno apparire «come raggiunti o molto vicini per l’Italia gli obiettivi al 2020 fissati dalle politiche UE per la riduzione dei gas serra e le rinnovabili». Quanto all’efficienza energetica, l’obiettivo al 2020 è già stato raggiunto e superato nel corso del 2014. Le emissioni di gas serra in Italia sono diminuite di circa il 19 per cento rispetto al 1990 (l’obiettivo UE era del 20 per cento al 2020), la penetrazione delle fonti rinnovabili nei consumi finali di energia raggiunge circa il 17 per cento (in linea con i traguardi UE ma fissati al 2020), mentre il consumo di energia primaria, ai fini della stima dell’efficienza energetica, fa segnare una riduzione di circa il 31 per cento (obiettivo UE 20%).
PIANO D’AZIONE
Lo scorso luglio è stato varato il nuovo Piano di azione per l’efficienza energetica e ad agosto è stata recepita la direttiva UE del 2012 per la promozione proprio dell’efficienza energetica. Quest’ultima può produrre risultati migliori dello stesso ricorso più marcato alle rinnovabili. Anche grazie a sistemi di teleriscaldamento e al monitoraggio via web, oltre che alla sostituzione delle lampadine.
Il governo Renzi ha voluto inoltre mettere sul piatto degli investimenti per i risparmi energetici su base “intelligente” 800 milioni fino al 2020 per la riqualificazione di Università, scuole, ospedali. Discorso a parte merita la Pubblica amministrazione, i cui consumi saranno monitorati dall’Enea. Certo, resta che una parte della diminuzione dei consumi deriva dalla crisi. Il consumo di energia nell’industria ha subìto una riduzione del 32 per cento in dieci anni rispetto all’apice del 2003. L’industria, che era in testa alla classifica dei consumi, è scesa al terzo posto, dopo i trasporti e il settore residenziale. Ma l’intelligenza delle famiglie italiane nel risparmio ha avuto la sua parte.

IL MESSAGGERO